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Servizi sociali: a Roma i conti non tornano. E il terzo settore da i numeri

roma social pride

Non è vero che nel bilancio preventivo 2014 del Comune di Roma, di cui si discute in questi giorni, non sono previsti tagli al sociale. Roma Social Pride, – la rete che raccoglie più di 20 sigle di associazioni che operano nella capitale – insieme al Cesv, Centro di Servizio per il Volontariato del Lazio e altre realtà di terzo settore hanno fatto i conti in tasca al Comune di Roma scoprendo che i fondi destinati al Dipartimento Politiche Sociali è passato dai 400 milioni del 2012 ai 271 previsti per il 2014.

Secondo il bilancio, infatti, la spesa per i servizi sociali è di 350milioni di euro, ma il patto di stabilità costringe a togliere 40milioni circa dai fondi destinati al Dipartimento Politiche Sociali e altri 39 da quelli destinati ai Municipi. La cifra reale è quindi di 271 milioni circa, a fronte dei 400 stanziati nel 2012. Ammesso che avvenga davvero l’annunciato trasferimento al sociale di 106 milioni.

Considerato che mediamente il 76% della spesa dei Municipi è destinata al sociale, il Social Pride ha stimato che la cifra ammonterebbe a circa 110 milioni. Il patto di stabilità riduce la cifra disponibile a circa 71 milioni. Solo per l’assistenza domiciliare di anziani e minori e dei diversamente abili nelle scuole, i Municipi hanno speso 90 milioni e 500mila euro: ne mancano 20 per garantire il servizio minimo. Questo significa annullare, di fatto i piani di zona, e quindi la programmazione partecipata dei servizi.

«A fronte di un aumento della povertà e del disagio (vedi recenti dati Istat) bisognerebbe investire nelle politiche sociali soprattutto nelle azioni rivolte alla promozione di un welfare non assistenziale, per questo rivendichiamo un cambio di passo nella direzione di un welfare generativo con al centro lo sviluppo locale territoriale», commenta il portavoce del Social Pride Carlo De Angelis. La riduzione delle risorse non giustifica peraltro un uso improprio della generosa e preziosa azione delle associazioni di volontariato, che non sono disposte ad accettare un’insidiosa affermazione del welfare caritatevole.
«In una città che ha un’estensione seconda in Europa solo a Londra, una popolazione che invecchia, la povertà che cresce, davvero non si capisce come, in queste condizioni, sia possibile pensare servizi sociali innovativi e di qualità. Chiediamo trasparenza sui dati reali del bilancio», dice Francesca Danese, presidente del Cesv-Centro di Servizio per il Volontariato del Lazio.

Fonte: CSVNet e Confini Online

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