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Focsiv: “Le imprese profit stiano lontane dalla cooperazione”

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La federazione di ong approva la legge che aspetta solo l’ok del Senato, ma ne evidenzia anche timori per il forte ruolo dato alle aziende. Ascani: “Ben vengano gli scambi e l’apertura a nuovi mercati, ma quella non è cooperazione”

ROMA – Quale scenario si delinea per la cooperazione internazionale in Italia? Manca poco all’entrata in vigore della riforma che, dopo 27 anni, sostituirà la legge 49. Il via libera della Camera è arrivato la settimana scorsa, ora restano soltanto la rilettura in Senato e l’ok definitivo. La Focsiv –  federazione di settanta organismi di volontariato di ispirazione cristiana – dà un giudizio positivo sul nuovo testo approvato dalla Camera e ne sottolinea luci e ombre.

Innanzitutto, la Focsiv esprime ampia soddisfazione perché il testo uscito dall’aula della Camera recupera il riferimento al volontariato che era scomparso invece nel ddl licenziato dal Consiglio dei ministri. “Non solo ora si parla di volontariato – spiega il direttore Attilio Ascani – , ma anche di corpi civili di pace e servizio civile internazionale”. Un passaggio imprescindibile, che è stato oggetto della battaglia delle associazioni, perché porta con sé tutto il bagaglio legato alla cultura del dono e della gratuità che ha segnato la storia della cooperazione italiana.

In più c’è una novità molto importante: “La nuova legge permette di inviare volontari in aspettativa anche in progetti non finanziati dal ministero degli Esteri (Mae), cosa che finora non era possibile”. Questo significa ad esempio che “se la Focsiv vuole mandare per sei mesi in Etiopia un medico che lavora in un ospedale pubblico italiano, quel medico può prendere l’aspettativa anche se il progetto non è finanziato dal Mae”.

Soddisfazione viene espressa anche per il fatto che le ong sono state tutelate mentre si temeva una penalizzazione del loro status giuridico: “La possibilità di essere riconosciute come onlus consente di mantenere i benefici fiscali e l’accesso al 5 per mille”.

E’ positivo l’ampliamento dei soggetti, ma resta da capire come si riuscirà a mantenere alto il livello della qualità: “Si allarga il panorama dei soggetti coinvolti nella cooperazione, dal mondo del commercio equo alle associazioni di immigrati, alle Aps, onlus e cooperative sociali”, spiega ancora Ascani. Un ampliamento che apre a una scommessa, quella della qualità, “perché se è giusto ampliare il range delle competenze, lo è altrettanto valorizzare l’esperienza di chi da 40 anni fa cooperazione”.

Un altro passaggio importante è di natura linguistica: “La legge non parla più di aiuti ma di cooperazione pubblica allo sviluppo. Un cambiamento che apre a una nuova cultura e a una relazione più paritetica tra i paesi, che è anche un passo verso la  nuova visione post 2015, in cui i problemi sono posti su scala globale. Cooperare significa lavorare per risolvere insieme problemi comuni”.

E ancora, si parla di “coerenza delle politiche e questo è sicuramente positivo, come è positivo il passo verso una maggiore trasparenza”. In altre parole, “finalmente è scritto nero su bianco che le politiche commerciali, sull’immigrazione e sulla cooperazione devono essere coerenti e non in contraddizione tra loro”.

Luci e ombre sulle imprese che diventano a pieno titolo soggetti di cooperazione: “L’impressione – sottolinea il direttore della Focsiv – è che le imprese siano messe su una specie di piedistallo. Inoltre la legge apre anche alle camere di commercio. Questo fa pensare che ci si preoccupi molto di internazionalizzare le aziende italiane. Ora, l’internazionalizzazione in sé è positiva, ma non è positivo che ciò sia fatto nell’ambito della cooperazione. Ben vengano gli scambi e l’apertura verso nuovi mercati, ma questa è cooperazione? Tracciare il limite sarà sempre più difficile, e questo creerà problemi in futuro. Noi siamo favorevoli a mettere a disposizione la nostra rete nel Sud del mondo far crescere la presenza di aziende italiane, ma il fine deve essere la creazione di veri partenariati e nuovi posti di lavoro qui e lì, che è cosa diversa dal semplice incremento del Pil italiano”.

“In questi giorni il premier Renzi è andato in Mozambico, Angola e Congo Brazaville per presenziare alla firma dei contratti dell’Eni, e questo va bene, ma il problema è se i progetti di cooperazione futuri si intersecheranno con gli interessi commerciali di grandi realtà come l’Eni”, puntualizza Ascani.

L’ultima osservazione riguarda il fatto che nonostante le insistenze delle Ong, “non è passato un comma chiaro sullo slegamento degli aiuti e questo va sempre nella logica dell’internazionalizzazione”.

Tornando all’iter della legge, dopo l’approvazione del Senato, ci saranno 180 giorni di tempo per il regolamento applicativo. La Focsiv e le altre reti chiede chiedono di “poter partecipare attivamente ai lavori di quella fase perché è nei dettagli che si chiariscono le zone grigie”. Richiesta che si spera sia accolta visto che finora “c’è stato un dialogo proficuo e costruttivo, di cui siamo grati a tutti i parlamentari ed esponenti del governo coinvolti”. (ab)

Fonte: RedattoreSociale

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