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Fondi Ue, il non profit li utilizza poco. Più attente le coop sociali

Presenta i risultati della ricerca condotta da Silvia Cervia dell’Università di Pisa sui progetti del terzo settore che in Toscana hanno ricevuti finanziamenti europei nel triennio 2010-2012. Nuovo ebook del Cesvot

31 luglio 2014

FIRENZE – Pubblicato da Cesvot il nuovo ebook gratuito ‘Il volontariato toscano e i finanziamenti comunitari. Mappatura dei progetti e percorsi di empowerment” con i risultati della ricerca condotta da Silvia Cervia dell’Università di Pisa sui progetti del terzo settore che in Toscana hanno ricevuti finanziamenti europei nel triennio 2010-2012. Con il concludersi della programmazione 2007-2013 e il delinearsi delle nuove linee di finanziamento comunitario per il 2014-2020, Cesvot ha pensato di analizzare il dinamismo del Terzo settore, e in particolare del volontariato, nell’ambito della progettazione europea con l’obiettivo di fare il punto sullo stato dell’arte e approntare possibili strategie di supporto.

Dall’analisi emerge un quadro preoccupante e il terzo settore sembra confermare una tendenza ormai nota: l’Italia usa poco i fondi europei. Anche il mondo del non profit, infatti, investe poco in progettazione europea, come dimostrano i dati toscani studiati da Silvia Cervia: nel 2010-2012 hanno beneficiato dei finanziamenti comunitari solo 66 enti non profit. Andando nel dettaglio scopriamo che 8 enti hanno intercettato i finanziamenti del Fears (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) per un totale di 17.750 euro; 11 del Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) per1.328.000 euro e 47 del Fse (Fondo sociale europeo) per un importo totale di quasi 3 milioni di euro.

A beneficiare maggiormente dei finanziamenti europei sono soprattutto le cooperative sociali. Le associazioni di volontariato e di promozione sociale sono soltanto 20 su 66. Inoltre proprio sull’asse dedicato all’inclusione sociale, l’ambito che in cui dovrebbe essere più forte la progettazione del terzo settore e in particolare del volontariato, si rileva una bassa presenza di associazioni. Un dato che in futuro sarà destinato a produrre forti criticità perché – come sottolinea Rita Banchieri nella sua introduzione al testo – quello dell’inclusione sociale è un asse che nel 2014-2020 vedrà un intensificarsi delle risorse Fse che si attesteranno su questa misura intorno al 20% del totale.

La ricerca ha inoltre evidenziato che nella quasi totalità dei casi, le associazioni e gli enti che hanno beneficiato dei finanziamenti comunitari potevano contare su due elementi di forza: la disponibilità all’interno dell’associazione di una o più persone dedicate alla ricerca dei bandi e alla progettazione e la capacità di fare rete e quindi di individuare più agevolmente una serie di partner con i quali sviluppare il progetto.

Fonte: RedattoreSociale

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