Benvenuti sul sito di Pair

Close Icon

Il pozzo senza fondo del gioco d’azzardo

Un rapporto della Consulta Nazionale antiusura rivela che le famiglie hanno speso ben 100 miliardi in azzardo. il commento di Gian Antonio Stella su il Corriere

di Gian Antonio Stella

Quasi mezzo miliardo di ore, esattamente 491.667.000. È spaventosa la quantità di tempo buttata dagli italiani, oltre ai soldi, nel pozzo senza fondo dell’azzardo: settanta milioni e 238 mila giornate lavorative passate davanti alle macchinette, sui poker online, a raschiare gratta-e-vinci e così via.

Lo dice il dossier «Il gioco d’azzardo e le sue conseguenze sulla società italiana» della Consulta nazionale antiusura che il sociologo Maurizio Fiasco porterà nei prossimi giorni al convegno su questa peste bubbonica organizzato a Verona dal «Tocatì», il Festival internazionale dei giochi di strada, quelli sani, che comincia domani. Cosa significhi l’azzardo, di questi tempi, lo dicono poche parole del rapporto: «Su un volume complessivo di consumi delle famiglie che si aggira intorno agli 800 miliardi di euro, ben 100 sono stati dirottati sul gioco d’azzardo».

Un business così spropositato da spingere purtroppo ad avventurarsi sulle scommesse (tra lo sgomento, lo sdegno e le proteste dei dipendenti) perfino aziende quali Rcs, a dispetto di tutte le denunce sul tema dei giornali del gruppo. Corriere in testa. Un business criminogeno, accusa la Consulta antiusura: «La disoccupazione alimenta la propensione verso l’azzardo che, a sua volta, è diventato un indotto per il prestito a usura e un’opportunità per la criminalità organizzata; con ciò incidendo m maniera funesta sulla più grave crisi economica dal secondo dopoguerra». Per dare un’idea: nel 2013 nelle sole slot-machine e nelle lotterie online legali ha buttato 1.209 euro ogni savonese, 1.251 ogni riminese, 1.302 ogni teramano, 1.511 ogni comasco e 2.433 ogni pavese. Ma alla massa enorme dei soldi giocati legalmente vanno aggiunti quelli gestiti dalle organizzazioni criminali. Cioè 8,7 miliardi per le sole slot-machine, secondo i calcoli della Consulta elaborati sulla base dei parametri del ministero dell’Interno. Addirittura 23 complessivamente, stando all’ultimo rapporto della Guardia di Finanza: sette volte l’Imu sulla prima casa. Come ha scritto il Soie 24 ore, «tra lotta alle ludopatie da una parte e difesa del gettito erariale dall’altra, a far saltare il banco nel gioco pubblico è sempre più spesso l’illegalità».

Si chiede la Consulta contro l’azzardo: «Possibile che nel Mezzogiorno si puntino al Lotto e al Superenalotto somme pro capite in quantità vicine a quelle del Nord e poi, quando il comparto diventa quello delle slot o delle lottery terminal, i dati delle province del Sud precipitino? Se per “Lotto e Superenalotto” tra la provincia che gioca di più e quella che gioca di meno c’è un rapporto poco più che doppio (a Latina si impiegano 209 euro l’anno a testa, a Potenza 94), per le slot machine esso è di 17 a i». Cosa significa? Ovvio: la differenza è gestita in larga parte da mafia , camorra, ‘ndrangheta. Non a caso tutte le quindici città dove il gioco clandestino è più forte (a Napoli è del 104% superiore a quello legale) appartengono, salvo Roma, al Mezzogiorno più profondo e disperato. Che avrebbe si bisogno di giocarsela. Ma in tutto un altro senso.

da Il Corriere della Sera del 17 settembre 2014

Fonte: VITA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Servizi convenzionati