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Il Mef vuole che le persone giochino molto, in molti e a più giochi diversi

A parlare è la deputata dell’Udc Paola Binetti, in prima linea nell’impegno no slot in Parlamento, che spiega: «Ho la netta sensazione che ci sia una parte del Paese fortemente consapevole del rischio ma disposta a correrlo per fare cassa»

«Le app simil slot sono pericolose tanto quanto le slot machine». Così in questi giorni è intervenuta nel dibattito pubblico la deputata dell’Udc, Paola Binetti che ha spiegato, con una nota molto dura come «sono solo un altro strumento che il mercato del gioco d’azzardo sta immettendo con sempre maggiore intensità per aumentare i propri interessi economici, infischiandosene dei danni che la ludopatia provoca alle persone e alle famiglie. Sono applicazioni che si presentano apparentemente innocue nella grafica, ma che nascondono tutte le più classiche modalità per creare dipendenza, raggiungendo le proprie vittime, spesso giovanissime, direttamente sui cellulari, palmari e tablet». Un intervento che si concludeva con una frecciata al Governo: «mi chiedo se il Mef – Ministero dell’Economia e delle Finanze, intenda porre un freno alla diffusione di queste app anche alla luce delle parole della Cei rivolte proprio all’esecutivo sulla necessità di rivedere l’agenda politica anche da un punto di vista sociale». Per capire il perché di questo commento abbiamo intervistato l’on. Binetti su Vita.it

Lei ha recentemente sottolineato la pericolosità della app per i device portatili sul gioco sottolineandone la pericolosità, simile a quella delle classiche slot machine…
Sì, con una doppia aggravante: la prima è che queste applicazioni sono accessibili anche dai minori che sviluppano precocemente la dipendenza, che non ha una immediata ricaduta economica, ma che coinvolge le loro abitudini, il loro modo di intendere gioco e tempo libero fino alle modalità d’apprendimento; la seconda riguarda invece gli adulti creando, prima ancora del gap, un rapporto di dipendenza tra uomo-macchina che è il vero problema.

Parlando di questo argomento lei si è rivolta al Mef e al Governo chiedendo cosa intendessero fare per arginare o risolvere il problema. Ritiene che non si stia facendo abbastanza?
Ho la netta sensazione che ci sia una parte del Paese, fortemente consapevole del rischio del gioco d’azzardo e di questa capacità di succhiare tempo e risorse di questa dipendenza, che però viene sistematicamente sottovalutato e marginalizzato. Il Mef appunto sembra quasi avere come unico obbiettivo il fatto che le persone giochino molto, in molti e a più giochi diversi. Al Mef interessa che ci sia una pubblicità più capillare possibile, che arrivi anche sui cellulari, e sulla rete con banner su internet. L’intenzione evidente è che ci sia una rete tale per cui non si possa evitare di avere a che fare con questo tipo di proposte.

Sembra che i bambini sempre più siano oggetto di vere e proprie campagne di marketing mirate, un’operazione senza precedenti. Non si sta esagerando?
Dietro questa operazione ci sono interessi economici così forti che impongono una perplessità generale dal punto di vista dell’etica pubblica e di come si assume le proprie responsabilità il Mef. Da questo punto di vista dovessimo fare una partita Mef vs Sanità, vince l’economia 10 a zero. Quello che riescono a inventarsi per ampliare le risorse che dal gioco d’azzardo arrivano nelle casse, magari anche per scopi “buoni”, hanno dell’incredibile. Creando un disagio sociale e umano incredibile. Questo senza contare il conflitto di interessi mostruoso che vive il Ministero perché si tende a tutelare le risorse economiche sottovalutando il bisogno di formazione e informazione e il bisogno di salute.

Secondo lei per riuscire a scardinare questo meccanismo cosa si può fare?
Due tipi di interventi. Da un lato rendere più difficile il mercato dell’azzardo anche con un sistema di sanzioni concrete, precise ed esplicite. Dall’altro mettere in gioco invece una dimensione di formazione positiva che restituisca ai giovani il piacere della relazione reale, dell’attività sportiva, dello studio, del gioco vero

E dal punto di vista strettamente politico?
Quello che stiamo cercando di fare nel concreto è incalzare sui disegni di legge. È in cantiere una legge, su cui stiamo lavorando, e su cui arriverà molto probabilmente un parere negativo del Mef. Lavoriamo a favore della salute cercando di chiarire che un Paese non può fare soldi sullo sfascio delle famiglie

Andrebbe frenata anche questa schizofrenia istituzionale. Basti pensare al calcolo del Pil in cui verrà introdotto il gioco d’azzardo illegale…
Certo, insieme alla prostituzione e alla droga. Che dire: uno Stato che invece di costruire sé stesso sulle virtù repubblicane lo fa sui propri difetti ha fondamenta di sabbia. Creiamo rimedi peggiori dei mali.

Fonte Vita

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