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Consumi solidali: quasi tutti li conoscono, pochi li mettono in pratica

Almeno la metà degli italiani sa cosa sono i Gas, il car sharing o gli investimenti etici. Ma pochi, intorno al 5% li praticano. I più noti e diffusi nella vita degli italiani sono i prodotti sfusi e quelli a chilometro zero

MILANO – Quasi tutti li conoscono, pochi li praticano. Sono i nuovi modi di consumare, più solidali e che permettono di costruire relazioni, tra le persone o tra il produttore e il cliente. Dai gruppi di acquisto solidali (Gas) agli orti urbani, dal bike sharing al coworking. Oltre la metà degli italiani li conosce. I più noti sono i prodotti sfusi alla spina (90% sa che esistono), quelli a chilometro zero (87%), il car sharing e il bike sharing (85%) e il car pooling (80%). È quanto emerge da una ricerca presentata questa mattina al “Salone della Csr e dell’innovazione sociale” e realizzata dall’agenzia Carlo Erminero & Co., su un campione on line di mille persone, dai 18 ai 64 anni. Anche se questi nuovi modi di consumare sono noti, sono però in media solo il 5% gli italiani che li usano abitualmente, anche se poi quasi tutti poi sostengono anche che se ci fosse l’occasione vi aderirebbe.

Sono 11 le nuove forme di consumo testate dalla ricerca: i Gas, car/bike sharing, km zero, sfusi alla spina, banca del tempo, car pooling, coworkiing, orti urbani, investimenti etici, crowdsourcing e usato su web. Ed è il crowdsourcing il meno noto: solo il 38% degli intervistati sa di cosa si tratti e appena il 4% ha mai aderito. Poco conosciuto il coworking (41%) e utilizzato da solo il 2%. Al contrario gli orti urbani sono noti al 70% degli intervistati, ma solo il 3% ha l’abitudine di passare il proprio tempo libero con la zappa in mano. I prodotti a km zero e quelli sfusi alla spina sono non solo molto conosciuti, ma rispettivamente l’87% e il 90% degli intervistati dice di aver fatto acquisti di questo genere. “In quasi tutti gli intervistati è emerso un grande interesse verso questi temi – spiega Carlo Erminero -. Soprattutto sono convinti che siano forme di consumo che fanno bene alla loro persona e anche alla società”. Tanto è vero che il 27% dice di voler aderire perché le ritiene pratiche “funzionali e si risparmia tempo e si fa meno fatica”, il 27% aggiunge che “danno fiducia nella qualità dei prodotti”, il 23% che “consentono di fare buoni affari”, il 12% che “fanno risparmiare denaro” e l’11% che “riducono gli sprechi e aiutano a preservare l’ambiente”. (dp)

Fonte: RedattoreSociale

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