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Aumento del Preu: fine del sistema gioco?

Il governo pensa di aumentare del 5% il Prelievo Erariale Unico che grava su slot machines e videolotteries, ricavando dalle macchinette circa 2 miliardi di euro. Fine di una disparità sostanziale con altri “beni e servizi” (chiamiamoli così) ipertassati? O fine, come paventano dal settore, dell’industria del gioco d’azzardo legale?

Viviamo in uno stato di sonnolenza schizofrenica. Da un lato, l’autorità di turno dichiara di voler semplificare. Dall’altro, una seconda autorità, magari europea, impone a suo modo provvedimenti che contraddicono parole e buone intenzioni della prima.

Così, mentre impazzano le polemiche sui ritardi, i controlli, le lungaggini, i Tar e i contro Tar, è in arrivo una nuova gabbia per gli italiani: un secondo libretto di certificazione per le caldaie. Partirà così il business dei corsi di aggiornamento per certificatori, il business sul business dei corsi di aggiornamento per certificatori, il business delle certificazioni, il business delle verifiche sulle certificazioni e, immancabile, arriverà la mannaia delle sanzioni. Si chiama burocrazia, ma a certe latitudini pretesche la chiamano “legalità”.

Sia come sia, in questa giungla di buone intenzioni aggrovigliate a pessime pratiche, arriva un annuncio che fa preoccupare l’industria del gioco e forse farà gioire altri: il governo sta vagliando un aumento del Preu, il Prelievo Erariale Unico su slot-machines e videolotteries. Contano, i tecnici del governo, di ricavare da questo incremento (si parla del 5%) una cifra vicina ai 2 miliardi di euro. C’è chi avanza dubbi e parla di 400 milioni massimo, ma con effetti devastanti su un settore di cui lo Stato stesso, ricordiamolo, è il principale azionista. Ma se lo Stato vive di schizofrenie quotidiane, può fare questo e altro, non ci dobbiamo scandalizzare.

In sostanza, ciò che si paventa nel settore del gioco è un crollo del mercato e, di conseguenza, un paradossale minor gettito per lo Stato. “L’Erario andrà in rimessa” ha dichiarato Massimiliano Pucci, vicepresidente di Confindustria Sistema Gioco Italia e presidente di As.Tro.

A GiocoNews Pucci ha dichiarato: “Dal 2010 ad oggi la curva della raccolta è in ribasso costante, mentre, dal 2010 ad oggi, la curva della pressione tributaria complessiva (ovvero aggregata agli oneri industriali imposti, come il ricambio dei software, o la necessità di sfruttamento di diritti assegnati nei bandi) è in salita. Tale bilanciamento ha mantenuto sostanzialmente competitivo il gettito, ma ha azzerato la patrimonializzazione delle aziende, abbattendo il coin – in medio giornaliero delle Awp dagli oltre 300 euro del 2010, agli attuali 150 (ovvero la soglia virtuale del break even gestionale)”.

Il sistema sarebbe di fatto reso diseconomico da questo provvedimento volto, si ritiene, unicamente a far cassa. E se invece fosse proprio la mossa del cavallo, lo scacco al re non previsto?

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