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Bobba: è una vera svolta. Ma attenzione al servizio civile

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di Gabriella Meroni

Per il sottosegretario Luigi Bobba, il governo “realizza con questa legge un’inversione di tendenza attesa da anni”, soprattutto per quanto riguarda 5 per mille, fondi sociali e vantaggi fiscali sulle donazioni. Ma chiede attenzione per il servizio civile: senza una dotazione adeguata, si rischia di non centrare gli obiettivi

Una “inversione di tendenza” che la società civile “attendeva da anni”. Luigi Bobba, sottosegretario al ministero del Lavoro con delega al terzo settore, commenta così i provvedimenti contenuti nella legge di stabilità che riguardano il non profit. E’ soddisfatto, Bobba, ed elenca i punti che secondo lui testimoniano come con questa legge il governo voglia dare un segnale concreto di attenzione. Anche se – ammette – “su alcuni capitoli si poteva fare di più”, e soprattutto lancia un (moderato) allarme circa lo stanziamento per la riforma del terzo settore, inferiore alle attese: “Potrebbe essere messo a rischio, nei numeri, il progetto originario di rilancio del servizio civile”.

Onorevole Bobba, andiamo con ordine. Di quali elementi contenuti nella legge di stabilità bisogna andare più fieri?

Sicuramente il 5 per mille. Finalmente questa misura fiscale gode di uno stanziamento adeguato, 500 milioni, con cui si potranno rispettare le scelte dei cittadini. Quindi torneremo ad avere un 5 per mille e non un 3 o un 4 per mille. Inoltre la legge prevede una novità importante: i fondi eventualmente non spesi non verranno più incamerati di nuovo dallo Stato, come adesso, ma spostati sull’annualità successiva. Una previsione che ci obbliga a scrivere velocemente la delega.

C’è poi l’importante capitolo dei vantaggi fiscali sulle donazioni. Anche qui una riforma era molto attesa…

Assolutamente, e ritengo molto importante aver alzato la soglia della franchigia entro la quale è possibile portare in detrazione le donazioni al non profit, portata a 30mila euro: questa volta si tratta di un vero incoraggiamento, oltre che di una doverosa equiparazione alla soglia concessa ai partiti. Abbiamo quindi eliminato un’ingiusta diseguaglianza.

Per quanto riguarda gli stanziamenti ai fondi sociali, invece, si sono viste delle cifre più alte degli anni scorsi, anche se i bisogni sono sicuramente tanti. Che ne pensa?

Anche qui vorrei sottolineare il cambio di rotta rispetto al passato, anche se sicuramente sono stanziamenti ancora inadeguati, nessuno lo nega. Direi però che dopo anni di tagli e riduzioni c’è stato un reinvestimento, soprattutto sul fondo per le politiche sociali ma anche su quello per la non autosufficienza; in totale, se si considerano anche i 50 milioni destinati alla cura delle ludopatie si arriva a un pacchetto da 600 milioni, che qualche valore ce l’ha.

Da ultimo viene il capitolo della legge delega per la riforma del terzo settore, di cui il governo ha sempre detto di credere fortemente. Eppure gli stanziamenti previsti non sono quelli annunciato. Come mai? 

Be’, innanzitutto l’aver appostato delle cifre di qualche entità dice da un lato della volontà del governo di andare nella direzione di far vivere la delega, e quindi conferma la volontà espressa da sempre. Dall’altro lato la partita non è chiusa, vedremo se durante l’iter si riuscirà a corroborare questa volontà con qualche investimento più cospicuo.

Ma così stando le cose, quali ricadute avrà questo minore investimento? Forse sul capitolo dell’impresa sociale?

No, perché la nuova impresa sociale sarà finanziata da una parte dai fondi strutturali europei e dall’altra dal fondo di rotazione già operativo per le imprese tout court, oltre che da possibili interventi da parte delle fondazioni. Semmai le minori risorse sono da commisurare allo sviluppo del servizio civile, anche se stiamo avviando programmi specifici per incrementare il numero dei posti disponibili con protocolli da siglare con diversi ministeri.

Quindi le promesse di un rilancio in grande stile non potranno essere mantenute?

Stiamo lavorando per mantenerle. Nel 2015 avremo presumibilmente un programma con il ministero dell’Ambiente, uno con l’Interno per l’accoglienza dei migranti, uno con i Beni Culturali e anche uno, minore, con l’Autorità anticorruzione. Quindi contiamo di spingere in alto il numero dei giovani in partenza. Sugli anni a venire vedremo… è presto per dirlo. La mia speranza è di poter rispettare la tabella di marcia che ci siamo dati.

Fonte: Vita

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