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Legge stabilità: i Csv rischiano di chiudere?

di Gabriella Meroni

Secondo il presidente di CSVnet Stefano Tabò la legge di stabilità mette a rischio la stessa sopravvivenza dei Centri di servizio perché colpirà le rendite delle Fondazioni, riducendo così le risorse destinate da queste al mondo del volontariato e ai Csv: “Temiamo un taglio del 50% dei nostri finanziamenti, che ci metterebbe in ginocchio”

Fondazioni tassate, Csv bastonati. E’ questo il timore che Stefano Tabò, presidente di CSVnet – Coordinamento nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato esprime oggi in un comunicato sulla legge di stabilità attualmente al vaglio del Quirinale. “Una legge che contiene elementi positivi per il rilancio delle politiche sociali, ma anche misure preoccupanti”, dichiara Tabò, facendo riferimento, oltre ai tagli alle Regioni, (“che come primo impatto andranno inevitabilmente a gravare sui servizi alla persona”), anche “alle modifiche che interessano la tassazione degli enti non commerciali, con particolare riferimento alle Fondazioni di origine bancaria”.

 

“Se quanto preannunciato dal Premier Renzi lo scorso 16 ottobre sarà approvato, la legge di stabilità colpirà pesantemente le rendite delle Fondazioni, riducendo le risorse destinate dalle stesse Fondazioni a tutto il mondo del Volontariato e ai Centri di Servizio per il Volontariato (CSV), che ne promuovono lo sviluppo sul territorio nazionale” commenta ancora Stefano Tabò, sottolineando come le Fondazioni abbiano “un ruolo fondamentale per il mantenimento del sistema di welfare” ma soprattutto, per effetto dell’articolo 15 della legge 266/91, “finanzino il lavoro dei Centri di Servizio, grazie ai quali il Volontariato in Italia in questi ultimi dieci anni è cresciuto e si è consolidato”.

Il comunicato prosegue calcolando che per il sistema dei Centri di Servizio “si tratterebbe – a parità di ricavi delle Fondazioni – di un ulteriore taglio del 50% alle risorse che negli ultimi cinque anni sono già diminuite del 40% anche per effetto dell’Atto di indirizzo Visco che, dalla sua emanazione nell’aprile 2001, tutti i Governi hanno fin qui fatto proprio”. Un taglio che ne metterebbe a rischio la sopravvivenza, distruggendo una infrastrutturazione sociale di livello nazionale importante per lo sviluppo del Paese.

Fonte: Vita

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