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Quel misterioso protocollo d’intesa

di Lorenzo Maria Alvaro

Il riassunto di tutto quel che c’è da sapere sull’accordo tra la campagna Mettiamoci in Gioco e Sistema Gioco Italia (Confindustria)in cui tutte le associazioni sono firmatarie ma nessuna lo ammette. Ma qualcosa si muove, l’Auser per esempio…

Sembra proprio che Confindustria abbia deciso di firmare un protocollo d’intesa con un buon parroco e poco più. O almeno è questa la conclusione cui porta la lettura della sfilza di comunicati con cui le associazioni partecipanti a Mettiamoci in Gioco stanno prendendo in questi giorni le distanze dai fatti.

Ma andiamo con ordine.
Il 15 ottobre scorso la campagna contro il gioco d’azzardo “Mettiamoci in Gioco” (in cui si raccolgono Acli, Ada, Adusbef, Alea, Anci, Anteas, Arci, Associazione Orthos, Auser, Aupi, Avviso Pubblico, Azione Cattolica Italiana, Cgil, Cisl, Cnca, Conagga, Ctg, Federazione Scs-Cnos/Salesiani per il sociale, Federconsumatori, FeDerSerD, Fict, Fitel, Fondazione Pime, Fp Cgil, Gruppo Abele, InterCear, Ital Uil, Lega Consumatori, Libera, Rete della conoscenza, Scuola delle Buone Pratiche/Legautonomie – Terre di mezzo, Shaker-pensieri senza dimora, Uil, Uil Pensionati, Uisp) firma un protocollo d’intesa con Sistema Gioco Italia, il settore di Confindustria che riunisce i principali marchi e protagonisti del settore del gioco d’azzardo legalizzato dandone notizia sul proprio sito (qui gli associati).

Un protocollo che mira ad «elaborare insieme proposte su illegalità e infiltrazioni mafiose, pubblicità, minori e sistemi di cura», come spiegano sempre dalla Campagna. Ma tra le tante cose che il testo dice c’è anche il vincolo per i partecipanti a non utilizzare più il termine azzardo ma il più consono «gioco con alea con vincite in denaro». A questo si aggiunge una clausola di riservatezza per cui la comunicazione di quanto i due attori si diranno da qui in poi sarà concordato. Per capire come sia stato accolto il testo dell’accordo dal mondo di chi si batte contro l’azzardo legalizzato basta leggere quella che a riguardo hanno scritto Luigino Bruni e Leonardo Becchetti.

Tornando ai fatti, nelle ore successiva alla firma del protocollo d’intesa, su Vita.it il nostro giornalista Marco Dotti riprende il Comunicato della Campagna “Mettiamoci in gioco” e del suo portavoce Don Armando Zappollini, presidente di Cnca, il Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza. Avendo dato notizia dell’accordo anche criticandolo abbiamo poi pubblicato una lunga intervista in cui il prete spiega la ratio che ha portato all’accordo.

Spiega lo stesso Zappollini che ci sono voluti 8 mesi di trattive e incontri, cui hanno partecipato anche i delegati di tutte le associazioni partecipanti a Mettiamoci in Gioco e che compaiono come firmatarie.

Ed è a questo punto che la faccenda, al di là dei contenuti del Protocollo, diventa un caso. Perché Vita, contattando i presidenti delle associazioni firmatarie scopre che, in sostanza, il protocollo è stato firmato a loro insaputa. O almeno è questo che i presidenti delle associazioni sostengono.

Riassumendo:
And e Alea smentiscono di essere al corrente dell’accordo sia per voce di Daniela Capitanucci presidente e socia fondatrice che con comunicati ufficiali. Sulla stessa posizone anche Azione Cattolica che si dissocia via comunicato. Il presidente di Acli, Gianni Bottalico non sa nulla della faccenda e ci rimanda al delegato Antonio Russo, che non smentisce la firma ma non spiega il perché la presidenza non ne sia informata. Il presidente di Auser, Enzo Costa, sconfessa il contenuto annunciando che l’accordo sarà al centro di discussione dentro e fuori l’associazione. Anche Don Mimmo Battaglia, presidente di Fict, non conosce il contenuto dell’accordo e ci rimanda al suo delegato. Poi c’è chi non risponde al telefono, come la presidente di Arci, Francesca Chiavacci.

Insomma Don Zappollini è sempre più solo. Gli rimane il suo mondo di riferimento, cioè Libera, che è anche capofila di Mettiamoci in Gioco.
E invece no, perché venerdì scorso a Vita arriva una lunga lettera di Don Luigi Ciotti, padre dell’associazione, che assesta il colpo finale: «del protocollo d’intesa firmato dalle realtà di “Mettiamoci in gioco” non sapevo assolutamente nulla e tuttora ne ignoro i contenuti». Don Ciotti annuncia anche comunicati ufficiali da parte di Libera e Gruppo Abele che infatti arrivano, anche qui dissociandosi dalla firma del Protocollo (qui)

C’è poi la posizione di Don Colmegna (anche lui tra i firmatari e anche lui a “sua insaputa”), che sulla faccenda ha voluto parlare solo durante un convegno sull’azzardo a Milano sabato scorso. Una breve intervento in cui si è detto estraneo alla firma per poi sottolineare che si deve favorire l’unità al contrasto dell’azzardo.

Posizione questa ricalcata anche dall’ultimo comunicato di Mettiamoci in Gioco che già dal titolo fa capire quanta sia la confusione: “Nessuna alleanza con i concessionari di Confindustria. Un solo obiettivo: la legge quadro sul gioco d’azzardo”.

Proprio in queste ore Renzi propone di innalzare la tassazione Preu (le tasse su slot e Vlt) ed è in approvazione il ddl Binetti sul contrasto al Gap. Perchè allora parlare con Confindustria quando la politica dimostra di essere sul pezzo?

In conclusione c’è da dire che tutte queste smentite non cambiano lo stato delle cose: c’è un protocollo d’intesa firmato.  Ad oggi infatti tutti i partecipanti a Mettiamoci in Gioco sono contraenti di un accordo con Confindustria. Per stralciare la propria posizione un comunicato non basta, occorrerebbe il coraggio di dire: stracciate quell’accordo. Non in mio nome.

Qualcosa di simile viene finalmente detto da Auser in un Comunicato arrivato poco fa in redazione. Eccolo: “L’Auser nazionale ritiene che la gestione dei contenuti del protocollo sia un fatto  non condivisibile e contraddittorio rispetto a quanto sostenuto fino ad oggi  tale che, se portato avanti, determinerà l’uscita dell’Auser dalla Campagna stessa”.
Finalmente una posizione coerente e coraggiosa.

Fonte: Vita

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