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Giovani, partecipazione e servizio civile. I report dei gruppi tematici

Educazione, volontariato, network e servizio civile: le sintesi conclusive dei focus group

Si sono conclusi ieri sera i 4 gruppi tematici nell’ambito dell’evento organizzato a Milano dal ministero del Welfare in collaborazione con Vita nell’ambito del semestre europeo intitolato “Rigenerare la partecipazione. Giovani e servizio civile nella prospettiva europea”. Queste le conclusioni.

PARTECIPAZIONE ED EDUCAZIONE

1) Una scuola aperta. La scuola non è più solo il luogo dell’apprendimento e ancora meno il luogo dell’apprendimento funzionale e addestrativo, ma bensì luogo di partecipazione, cioè costruzione e condivisione di valori e quindi di educazione. Servono politiche che favoriscano questa apertura al territorio e ai soggetti della società civile in grado di portare dentro la scuola tutto ciò che viene riconosciuto come buono, bello, giusto e vero. Occorre favorire la partecipazione anche dei genitori e delle loro associazioni in un’ottica di gestione partecipativa del ruolo educativo scolastico.

2) Il sapere non è soltanto quello teorico, e la scuola non è soltanto quella che prepara per l’università. Occorre recuperare la tradizione europea della “bottega” e dell’apprendistato già sui banchi di scuola, disegnando e potenziando percorsi di formazione professionale e alternanza scuola-lavoro affinché i giovani siano messi nella condizione di partecipare al mondo del lavoro e diventare quindi cittadini responsabili e attivi. Viene segnalato in particolare il progetto ‘scuola impresa’ già previsto dalla normativa italiana.

3) La partecipazione significa anche lotta alla dispersione scolastica attraverso opportuni investimenti e il varo di misure efficaci per contrastare il drop out, come per esempio social impact bond mirati o progetti educativi di sostegno a chi fa più fatica.

4) Alcune ricerche europee hanno mostrato il notevole impatto fatto registrare in alcuni paesi dall’inserimento nei programmi scolastici di tirocini e stage obbligatori in associazioni di volontariato nel corso dell’anno scolastico. Si segnala in particolare il progetto di  community service learning in atto nelle scuole della Danimarca. Il servizio civile europeo – universale e non retribuito – è un’altra misura vista con favore, nel solco di quanto rappresentato dall’Erasmus per il mondo accademico.

5) Infine sottolinea l’importanza di un’assunzione di responsabilità da parte di tutti gli adulti coinvolti nel processo educativo dei giovani, dai genitori ai docenti ai dirigenti scolastici agli educatori di tutte le agenzie non governative, che devono essere sostenuti anche dalle istituzioni in questo loro ruolo decisivo.

 

PARTECIPAZIONE E VOLOONTARIATO

Quali partecipazione e volontariato a livello europeo?

Le diverse esperienze locali e internazionali hanno dei punti cardine che devono essere tenuti ben presenti e implementati nelle loro varie forme. Per esempio:

-il riconoscimento della formazione e dell’apprendimento non formale, dei processi di sviluppo della singola esperienza di volontariato e dell’impatto di tale esperienza sulla persona stessa che la svolge, che ha bisogno di trovare un luogo dove dare una ‘restituzione’ del proprio vissuto. Dove tale restituzione manca, il rischio è la disaffezione verso l’esperienza stessa e l’impegno volontaristico in generale, in primo luogo nei giovani.

-molte delle valide esperienze in atto a livello europeo coinvolgono in gran parte giovani laureati o comunque con determinati requisiti e possibilità di accesso alle informazioni e alle opportunità. Si dovrebbe invece andare verso una sorta di ‘pari opportunità’ del volontariato, che arrivi a incidere anche nei percorsi di vita delle fasce di popolazione o nelle zone più a rischio sociale.

-Le associazioni devono avere un valido interlocutore al momento di entrare in relazione con sovrastrutture europee. In questo senso è fondamentale il riconoscimento delle reti già attive a livello europeo, come il Cev, Centro europeo di volontariato. Il rapporto tra enti, reti e istituzioni dovrebbe essere accompagnato dalla stipula di protocolli comuni con regole d’azione ben precise e riconosciute da tutti. E’ fondamentale inoltre che ci si ‘conosca’ a vicenda, spesso istituzioni ed enti parlano ancora oggi due lingue diverse ed è difficile capire a fondo i valori di ciascuno.

-La social innovation, l’innovazione sociale, è oggi al primo posto per dare il giusto peso al ruolo del volontariato e della sua partecipazione politica in senso lato: il capitale umano va sempre più quantificato e messo in risalto come dato economico all’interno di ogni ragionamento complessivo sulle politiche da attuare e sui fondi da corrispondere nei differenti livelli.

-Le esperienze transnazionali in atto, come lo Sve, Servizio volontario europeo, che ha permesso a 55mila persone di aderire a progetti di volontariato estero per periodi di varia durata, così come le varie iniziative di servizio civile in Europa o in altri continenti, vanno potenziate a fronte di un bacino d’utenza di volontari europei che è oggi di almeno 100 milioni di persone, ovvero un quarto della popolazione. Questo anche per stimolare il sentirsi parte di una cittadinanza più estesa di quella locale o nazionale.

 

 

PARTECIPAZIONE E NETWORK

Il network è fondamentale per creare comunità, capitale sociale e risolvere problemi. Fino a pochi anni fa le reti erano caratterizzate da rappresentanze identitarie il che le rendeva molto più chiuse, ma la crisi di sistema ha fatto sì che il modello prevalente oggi sia quello delle reti di scopo, il che rende le reti molto più inclusive di un tempo. La sfida delle reti oggi è quella di essere sempre più inclusiva e per costruire reti che funzionino è necessario raggiungere una condivisione di valori, di linguaggi, di estetiche e di comunicazione in senso lato. Per fare sì che il network e la partecipazione siano colti come un’opportunità da tutti sono state individuate tre linee di azione principali su cui sviluppare le policy:

1.     Promozione dell’accesso tecnologico e web alle fasce della popolazione che ancora oggi ne sono escluse. La banda larga e l’accesso al web per tutti i cittadini,soprattutto per i più giovani è una condizione necessaria perché tutti possano entrare a fare parte di un network e di forme di partecipazione che spesso nascono proprio dal web, per avere poi un impatto sociale nel mondo reale.

2.     Attenzione particolare al gender gap. Le donne rappresentano ancora la parte della popolazione che partecipa di meno, questo è legato alle questioni relative al work-life balance, ma anche ad una questione identitaria di genere: “si partecipa, quando ci si riconosce”. La partecipazione peer-to.-peer e il welfare rappresenta però proprio un’opportunità per le donne, per trovare un supporto sociale esterno alla famiglia, nella conciliazione casa/lavoro, per questo è necessario promuovere la partecipazione femminile ai network, perché questo può essere uno strumento per l’equità. Si auspica l’organizzazione di tavoli di lavoro e think tanks specifici su questi argomenti.

3.     Il network è fondamentale anche per il servizio civile internazionale, poiché risponde all’esigenza di  condividere esperienze di partecipazione a livello europeo e quindi di attribuire all’attività di volontariato un connotato identitario europeo ancora maggiore.

 

 

PARTECIPAZIONE E SERVIZIO CIVILE

Perché l’Europa deve puntare sul servizio civile?

Perché il servizio civile è una risposta alle fragilità europee. Prima fra tutte la distanza fra l’istituzione e i cittadini. Il servizio civile serve all’Europa per creare una cultura di cittadinanza attiva, cultura della mediazione, conoscenza reciproca in un momento in cui in molti Paesi europei crescono movimenti nazionalisti ed intolleranti. Ma il servizio civile serve anche per formare e avviare competenze nel campo del welfare settore in cui la domanda in tutto il continente sarà nei prossimi anni inevitabilmente in crescita.

Qual è l’obiettivo?

Fare in modo che la Commissione europea nel 2020 preveda un budget per il servizio civile universale europeo.

Come raggiungerlo?

Creando reti internazionali fra gli enti della società civile a livello dei diversi paesi europei. Ma non solo: occorrono alleanze anche con mondi non immediatamente legati al servizio civile: la scuola, l’università, il mondo produttivo in modo che l’esperienza di servizio civile acquisti valore a livello formativo, curriculare e professionale. Serve una lobby a livello europeo? E’ un’ipotesi, non condivisa da tutti, però.

L’italia con la riforma del servizio civile deve guidare questo processo proponendo sperimentazioni e modelli che potrebbe poi essere esportati a livello continentale. Modelli che siano in grado di coinvolgere anche le fasce di popolazione medio-basse. I progetti legati a garanzia giovani in questo senso sono un buon banco di prova.

Quale il principio guida?

L’universalità del servizio civile, tutti i ragazzi e i cittadini europei che desiderino fare un’esperienza di questo tipo devono essere in grado di accedervi.

Da dove partire?

Non si parte da zero. Il nuovo servizio civile europea deve essere concepito come messa a sistema ed evoluzione di esperienze esistente a partire dal servizio volontario europeo.

Fonte: Vita

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