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Terzo settore, la riforma pronta per l’Aula

La legge delega di riforma del terzo settore si prepara a sbarcare in Aula alla Camera per ottenere il suo primo via libera: l’assemblea di Montecitorio potrebbe iniziare la discussione generale del provvedimento mercoledì 1 aprile, e comunque il provvedimento sarà poi calendarizzato anche nei giorni successivi. L’arrivo in Aula è il frutto della conclusione del lavoro della Commissione Affari sociali di Montecitorio, che dopo aver esaminato tutti gli emendamenti al testo che il governo aveva presentato nel luglio 2014, ha raccolto anche i pareri – tutti positivi – delle altre commissioni, limando gli articoli laddove necessario. Un lavoro portato avanti dalla relatrice, la senatrice Pd Donata Lenzi, che comunque non ha apportato modifiche sostanziali all’impianto normativo così come risultato dall’approvazione, nelle scorse settimane, di numerosi emendamenti. Poi, il voto e l’approvazione formale da parte della Commissione. Fra i pareri pervenuti dalle Commissioni, spicca – come del resto era prevedibile – quello arrivato dalla Commissione Finanze, che ha indicato alla Affari sociali la necessità di 11 modifiche al testo, oltre che una serie di altri suggerimenti. Si tratta perlopiù di precisazioni tecniche (sostituire “utili” con “avanzi di gestione”, o “regime di tassazione agevolativo” con “regime tributario di vantaggio”), ma c’è anche qualche considerazione di merito. Viene chiesto ad esempio di integrare la norma sulla individuazione delle attività che costituiscono requisito per l’accesso alle agevolazioni previste dalla normativa,  prevedendo “l’introduzione di adeguate forme di verifica circa il concreto perseguimento di tali finalità”, o ancora in tema di vigilanza, monitoraggio e controllo viene chiesto di specificare che il controllo pubblico non fa venire meno i meccanismi di controllo interni agli enti del terzo settore. Sulle agevolazioni economiche e tributarie per gli enti, la Commissione Finanze chiede alla Affari sociali di provvedere a “subordinare la fruizione dei predetti benefici all’introduzione, negli assetti di governance degli enti del Terzo settore che intendono avvalersene, di meccanismi rafforzati di controllo interno, da definire in sede di esercizio della delega, basati sui principi di terzietà e di trasparenza”. Frattanto, in coincidenza con l’arrivo in Aula, inizia ad animarsi il dibattito anche fra le realtà del terzo settore: proprio oggi, in conferenza stampa alla Camera, il Cnca (Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza) ha espresso la propria forte preoccupazione sul rafforzamento della figura giuridica dell’impresa sociale, “dove il ‘sociale’ è semplice oggetto dell’attività d’impresa, facilmente e definitivamente trascinato nelle logiche miopi del mercato”. L’accusa, esplicita, è di favorire quelle “lobbies economiche che da tempo stanno spingendo perché pezzi di welfare vengano messi a frutto sul versante del profitto”. Con tanto di tirata d’orecchi al governo: “Appare chiaro che la volontà governativa è quella di superare l’esperienza della cooperazione a vantaggio di un soggetto che risponda sul piano giuridico alle necessità di investitore privato”. Sul fronte politico, arriva il giudizio netto di Sinistra Ecologia e Libertà, che con Giulio Marcon sposa le tesi del Cnca e annuncia “allo stato attuale delle cose” il voto negativo del suo partito in Aula, “Ma presenteremo degli emendamenti e valuteremo cosa succede”. Rimane positivo invece il giudizio del Pd che anche nel corso della conferenza stampa del Cnca difende (con Paolo Beni) la bontà delle scelte fatte.

Fonte: Redattore Sociale

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