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5 per mille alle scuole? Inadeguato e iniquo parola di associazioni

L’estensione del 5 per mille alle scuole, prevista dal Disegno di legge sulla Buona Scuola «è inadeguata e non equa». Ad affermarlo otto organizzazioni del Terzo settore: ActionAid, Airc – Associazione Italiana Ricerca sul Cancro, Aism – Associazione Italiana Sclerosi Multipla, Emergency Ong Onlus, FAI – Fondo Ambiente Italiano, Fondazione Telethon, Lega del Filo d’Oro Onlus, Save The Children Italia Onlus. Realtà diverse tra loro ma concordi sia nel considerare il 5 per mille uno strumento importante di finanziamento per le attività e i progetti del Terzo settore, la ricerca scientifica e i beni culturali; sia nel giudicare negativamente la presenza delle scuole nella platea dei beneficiari. E questo per un semplice ragionamento esposto in un comunicato in cui spiegano che l’inserimento delle scuole «renderà inevitabile che un gran numero di contribuenti/genitori, che fino a oggi hanno sostenuto le organizzazioni del non profit, sceglierà di destinare il 5 per mille alla scuola dei propri figli, per assicurare ad essa delle risorse in più. Questo andrebbe naturalmente a discapito delle future iniziative degli Enti non profit che, in un decennio di restringimento delle disponibilità pubbliche, hanno saputo realizzare attività d’interesse generale, in attuazione del principio di sussidiarietà». Oltretutto, si verificherebbe «una nuova e maggiore dispersione delle risorse con l’attribuzione di somme di piccola entità o vicine al limite per l’assegnazione, nel momento in cui la legislazione profila la razionalizzazione dei destinatari del beneficio». Ma non solo, si «vanificherebbe l’innalzamento del tetto a 500 milioni per il 5 per mille deciso da Governo e Parlamento dopo anni di attesa nell’ultima Legge di Stabilità». Insomma, la presenza nello stesso contenitore 5 per mille di oltre 50mila enti di volontariato e di ricerca insieme a tutte le scuole pubbliche finirà, secondo le otto organizzazioni «per non consentire all’istituto il pieno dispiegamento delle proprie potenzialità, né in favore del Terzo settore, né in favore di una scuola più efficiente. Un contrasto di interessi che non apporta beneficio a nessuna delle parti». Proprio per questa ragione l’auspicio è che «si possa porre rimedio nell’iter di discussione del provvedimento affinché non si sottraggano risorse agli enti del non profit già presenti in elenco nella dichiarazione dei redditi».

Fonte: Vita

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