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Terzo settore, il volontariato attacca la riforma: “Ci mette ai margini”

Sta succedendo che qualcuno ti vuole cucire addosso un abito senza nemmeno prenderti le misure: no, a questo gioco il volontariato non ci sta”. Le parole di Enzo Costa, coordinatore della Consulta del Volontariato presso il Forum del terzo settore, indicano bene lo stato d’animo di quanti rappresentano un mondo che conta almeno 4 milioni e mezzo di cittadini attivi e che costituisce una delle realtà più positive del nostro paese. Il riferimento è al disegno di legge delega che riforma il terzo settore, recentemente approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati e ora atteso all’esame del Senato: un testo che non piace e che viene criticato nettamente nella parte che riguarda il volontariato. “Il disegno di legge è uno strumento che va riempito di contenuti con i decreti delegati – precisa – ma finora il metodo seguito non è stato positivo, così come non soddisfa il risultato raggiunto”. Bisogna fare di più, insomma, e “non abbiamo paura di confrontarci su questo con la politica”. Le critiche al testo che riforma del terzo settore vengono ripetute nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa di autoconvocazione del volontariato italiano, prevista per il prossimo 9 maggio a Roma e che proseguirà fino al successivo 5 dicembre, Giornata internazionale del volontariato. “Constatiamo – dichiara Pietro Barbieri, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore – che nel ddl di riforma del terzo settoreil volontariato pare messo ai margini a vantaggio di altri strumenti che oggi paiono più attraenti”. “L’intenzione del governo – aggiunge la presidente Convol, Emma Cavallaro – va apprezzata, ma il volontariato non è soddisfatto di quello che è emerso, visto che il ddl non tiene conto di tutti i valori presenti nel volontariato organizzato. A suo tempo abbiamo avanzato delle proposte ma non siamo stati ascoltati: di fatto si sta facendo molto su di noi ma senza di noi”, dice riprendendo il motto del movimento internazionale delle persone disabili, “Niente su di noi senza di noi”, che “possiamo utilizzare pari pari anche per il volontariato”. “Oggi – continua – siamo ad un bivio, siamo chiamati ad esprimerci con estrema forza per dire che l’identità del volontariato e i valori che lo caratterizzano sono una parte importante”. La sensazione, dice poi, è che la riforma conduca verso un futuro in cui “la solidarietà sarà esiliata dalla vita dei nostri figli e dei nostri nipoti”, in una società che sarà incentrata “su un modello profit che prevederà, magari in occasione di qualche sporadica emergenza, qualche occasione di solidarietà”. Una considerazione, evidentemente, che “tocca anche il campo etico ed educativo”. Sulla stessa linea Stefano Tabò, per il qualecon questa riforma è proprio il volontariato italiano che rischia di vedere ridimensionate “quelle attenzioni che gli dovrebbero essere riconosciute a ragione delle decine di migliaia di organizzazioni e dei milioni di volontari che ogni giorno fanno sentire la loro presenza radicata in tutto il paese”. Riguardo ai Centri di Servizio, per Tabò nel testo non c’è – con la necessaria chiarezza ed efficacia – il riconoscimento dell’esperienza maturata negli anni, il riconoscimento della rappresentanza nazionale di CSVnet, la garanzia di un meccanismo equo per il finanziamento dei Csv in tutte le regioni. “Ma in generale va rispettato il principio di sussidiarietà e poi va riconosciuta non sono la capacità di questo mondo di rispondere ai bisogni, ma va affermata anche la necessità di preservarne l’autonomia e l’identità”.

Fonte: Redattore Sociale

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