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Riforma terzo settore, “non riconosciuto l’impegno del volontariato”

Pietro Barbieri, portavoce del Forum nazionale del terzo settore, lo afferma chiaramente: “Se vogliamo che le istituzioni ci ascoltino, dobbiamo fare proposte concrete”. Per questo oggi centinaia di volontari si sono riuniti a Roma per iniziare un confronto che terminerà il 5 dicembre, giornata internazionale del volontariato. Al centro del dibattito c’è innanzitutto la riforma del terzo settore, un provvedimento che in Italia riguarda oltre 800 mila lavoratori e quattro milioni di volontari e che è in attesa di essere approvato al Senato. “Il Governo ha dato spazio al tema dell’impresa e del lavoro, non considerando le istanze di chi si impegna ogni giorno per aiutare chi è in difficoltà. Il nostro compito, invece, è ascoltare queste persone per mettere la loro esperienza a disposizione di tutti”, spiega Barbieri. Anche secondo il Csvnet, Coordinamento nazionale dei centri di servizio per il volontariato, il ddl non riconosce l’autonomia e la gratuità dell’impegno del volontariato. Per questo chiede che il Senato tenga conto anche dell’esperienza maturata in questi anni dalle associazioni. Un’altra questione a cui si cerca di dare una risposta nei gruppi di lavoro organizzati dal Forum Nazionale del Terzo Settore, dalla Consulta del Volontariato presso il Forum, dal Csvnet, dal ConVol, dalla Caritas Italiana e dal Cnv, è il contrasto alle disuguaglianze sociali. I dati di Eurostat e Banca d’Italia mostrano come il 10% della popolazione detiene il 45% della ricchezza nazionale. “La povertà colpisce sempre più persone e rende vulnerabile quella che un tempo era la classe media italiana. Si allarga la forbice fra il Nord ed il Sud del Paese. Per fermare tutto questo bisogna porre la solidarietà al centro della vita sociale, economica e politica dell’Europa”, spiega Barbieri. “Il nostro slogan deve essere: nulla su di noi, nulla senza di noi. Occorre rilanciare il welfare dei diritti, adottare una tassazione più equa, riqualificare la spesa pubblica e scegliere politiche nazionali di inclusione ed accoglienza”. La nuova sfida lanciata dal mondo del volontariato riguarda prima di tutto i giovani. Secondo l’Istat sono in aumento i ragazzi che dedicano il loro tempo agli altri e partecipano ad iniziative sociali. Il rapporto “Giovani”, realizzato da Ipsos e Istituto Toniolo, mostra come il 6 per cento svolge una attività continuativa e il 7 per cento compie azioni saltuarie.   Per Mauro Magatti, sociologo della Cattolica e direttore del centro di ricerca Arc, sono proprio i giovani il motore del volontariato. “Si pensa spesso che i nostri ragazzi non partecipino alla vita sociale ma quello che è successo a Milano dimostra il contrario. In centinaia sono scesi in piazza per riportare l’ordine dopo la devastazione dei black block”. Tuttavia, questo moto di partecipazione fatica ad esprimersi nella vita di tutti i giorni. “Dobbiamo far capire che l’azione volontaria fa bene a chi la fa e a chi la riceve. Ma non solo. Se riusciamo a metterci in relazione con gli altri, a guardare al di là del nostro quartiere, della nostra città, riusciremo a rinnovare il non profit. Bisogna dire ai nostri figli che con il volontariato costruiscono il loro futuro da protagonista, cambiano la società in cui vivono. Non sono delle ruote di scorta”.  

Fonte: Redattore Sociale

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