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Badanti, lavoro irregolare e diritti negati: ma curano un milione di anziani

Soleterre e Irs hanno condotto una ricerca che è scaturita in un rapporto sul lavoro domestico di cura. In Italia si stimano oltre 830 mila badanti, soprattutto dell’Est Europa: numero considerevole se paragonato a quello dei dipendenti del Ssn (646 mila unità)

Sempre più famiglie in Europa affidano la cura dei propri cari – minori, anziani, disabili – e della propria casa a lavoratori domestici e di cura. Si tratta per la maggior parte di migranti, soprattutto donne, spesso vittime di discriminazioni multiple sul fronte dei diritti e della protezione sociale. Si tratta di un fenomeno sempre più rilevante: per questo Soleterre, in collaborazione con IRS – Istituto per la Ricerca Sociale, ha condotto un progetto di ricerca-azione finanziato dal Fondo Europeo per l’Integrazione che – a partire da una ricognizione su quantità, modalità di lavoro e condizioni di vita di queste lavoratrici – ha recensito, analizzato e sperimentato buone pratiche e politiche riguardanti le lavoratrici domestiche e di cura migranti in Italia ed Europa. Da questa indagine è scaturito il rapporto “Lavoro domestico e di cura: Buone pratiche e benchmarking per l’integrazione e la conciliazione della vita familiare e lavorativa”.

I risultati. Dall’indagine emerge una sostanziale differenza a livello europeo: nei Paesi con migrazione fortemente regolata e servizi di cura pubblici ben strutturati, i lavoratori domestici e di cura – anche stranieri – sono occupati prevalentemente in forma regolare (ad es. in Danimarca, Regno Unito e Francia); in quelli con un’offerta più debole di servizi assistenziali e regimi migratori meno gestiti, l’assunzione è invece a titolo individuale e spesso irregolare (ad es. Spagna, Grecia e Italia). “Anche se – si afferma -, a fronte di una crescente domanda sociale, si stanno moltiplicando le iniziative di enti locali e del privato sociale”.

Nel nostro Paese si stimano oltre 830 mila badanti, un numero considerevole se paragonato a quello dei dipendenti del Servizio sanitario nazionale che si attesta intorno alle 646 mila unità. “La maggior parte delle badanti è di origine straniera (ben il 90%) elavora senza contratto – si sottolinea -. Sul totale, infatti, il 26% è costituito da lavoratrici che non hanno un regolare permesso di soggiorno, il 30,5% da lavoratrici con permesso regolare senza contratto mentre solo il 43,5% lavora in regola”. La stragrande maggioranza delle assistenti familiari (badanti) che lavorano nelle case degli italiani proviene dall’Europa dell’Est (in particolare Ucraina, Romania e Moldavia) e dal Sud-America (soprattutto Ecuador e Perù). Negli ultimi anni si registra un aumento delle provenienze dai paesi dell’Est, in particolare dalla Romania, e una contestuale riduzione del peso delle sudamericane, i cui flussi sono stati consistenti all’inizio degli anni Duemila per poi degradare. Si tratta in larga parte di donne ultraquarantenni, madri, i cui figli risiedono perlopiù nel Paese d’origine.

Ed ancora: “La condizione di irregolarità (nei permessi di soggiorno e nel contratto di lavoro), il riconoscimento solo parziale dei diritti e la difficoltà a conseguire l’autonomia abitativa sono i tre fattori che incidono maggiormente sulla qualità di vita e sulla possibilità di conciliazione vita/lavoro di queste lavoratrici. In particolare, incidono sulla possibilità di attuare un ricongiungimento proprio con i figli: troppo spesso ci si dimentica, infatti, che la maggior parte delle assistenti familiari ha dovuto lasciare il Paese d’origine per mantenere se stesse e le proprie famiglie ed è costretta a vivere lontana dai propri figli (i c.d. orfani bianchi). Una situazione che crea profondo disagio psicologico nelle donne (dal 2006 nei paesi dell’Est si è cominciato a parlare di “sindrome Italia” per definire lo stato depressivo di molte badanti rientrate dopo anni di lavoro nel nostro Paese) e anche nei loro bambini/ragazzi favorendo l’insorgenza di comportamenti a rischio sociale ed educativo”.

Il fenomeno, negli ultimi anni, ha rallentato la corsa e risulta meno dinamico. Nel corso del 2013 i lavoratori domestici che hanno ricevuto almeno un versamento contributivo erano 944.634, di cui solo il 38% occupati in qualità di badante (361.517). Secondo il rapporto “si tratta, evidentemente, di dati che sottostimano la reale diffusione del lavoro privato di cura, per diversi motivi: sono esclusi dal computo i lavoratori impiegati irregolarmente, quelli cioè a cui il datore di lavoro non versa gli oneri contributivi; alcuni dei lavoratori classificati come colf possono in realtà svolgere anche attività di cura e assistenza alle persone anziane. La stima del numero di tutte le assistenti familiari (badanti), anche irregolari, si basa su una procedura, affinata negli anni, che unisce fonti ufficiali e fonti informali. Si basa su un calcolo che utilizza i dati Inps relativi ai lavoratori domestici, i dati sui cittadini stranieri residenti (Istat) e su quelli irregolarmente soggiornanti (Ismu), nonché la testimonianza di molti interlocutori – nei Centri di ascolto della Caritas, nei sindacati, nelle associazioni, nel volontariato, nella cooperazione sociale, nei servizi impegnati nell’orientamento e accompagnamento all’inserimento lavorativo – che ci aiutano a mettere a fuoco le dimensioni del fenomeno”.
Delle 830 mila assistenti familiari che si stimano lavorare in Italia, molte stanno nel cosiddetto sommerso. Infatti, si calcola che: 
oltre un quarto (26 per cento) lavora e, trattandosi di straniere senza permesso di soggiorno valido, risiede irregolarmente in Italia (216 mila lavoratrici); circa un terzo (30,5 per cento), pur risiedendo in maniera regolare perché italiana o straniera con permesso valido, lavora senza contratto (253 mila); infine, vi è chi lavora in regola con un contratto, che rappresenta il 43,5% del totale (361 mila). Complessivamente, quindi, l’irregolarità contrattuale riguarda quasi due terzi delle assistenti familiari operanti nel nostro Paese”.

Tenendo presente che una parte di queste 830 mila lavoratrici può assistere anche due persone, in maniera più o meno intensa, il numero di anziani assistiti da una badante si può ragionevolmente stimare intorno al milione.
Si tratta di circa il doppio degli anziani che beneficiano dell’Assistenza domiciliare integrata, quasi cinque volte gli ultra 65enni non autosufficienti ricoverati in strutture residenziali e quasi sei volte il numero di persone anziane seguite a domicilio dai servizi di assistenza domiciliare comunali. Nonostante la crisi e la perdita di potere d’acquisto delle famiglie, il lavoro privato di cura rimane quindi una risposta essenziale alla non autosufficienza.

In Italia gli occupati in questo settore – dice Alessandro Baldo, responsabile del Programma Migrazioni di Soleterre – sono quintuplicati in meno di 10 anni, soprattutto per via dell’aumento delle lavoratrici straniere. Un contributo fondamentale e preziosissimo al fabbisogno di servizi di cura e di assistenza familiare che la nostra società – in costante invecchiamento – denota. Eppure è un’occupazione ancora percepita come qualcosa di diverso dal lavoro ‘regolare’, quasi un ‘non lavoro’: culturalmente si fatica ad evolversi dalla considerazione di un’attività caratterizzata da rapporti informali e totalizzanti. Per questo – conclude -, oltre che all’adozione di normative che garantiscano le tutele di queste lavoratrici, occorre sensibilizzare gli enti locali e le famiglie che si avvalgono del loro servizio a riconoscerne e tutelarne le condizioni di benessere psico-sociale e di conciliazione dei tempi di vita, famiglia e lavoro. Oltre a riconoscere l’impatto sociale e il debito di cura che tale sistema genera come ricaduta sulle società di partenza”. Il rapporto e i risultati del progetto verranno presentati e discussi oggi 15 giugno e il 16 giugno a Roma, nel corso di due incontri organizzati in occasione della “Giornata Internazionale dei lavoratori domestici”

Redattore Sociale

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/485192/Badanti-lavoro-irregolare-e-diritti-negati-ma-curano-un-milione-di-anziani

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