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VOLONTARI: RIMBORSO SPESE E ASSICURAZIONE

DOMANDA
Vorrei sapere se, nel caso in cui come Associazione volessimo fare delle visite guidate in aree archeologiche:
– è possibile dare un compenso o un rimborso spese alla persona che volontariamente guiderà la visita?
– c’è bisogno di assicurazione questa persona?

RISPOSTA

Il regime del rimborso spese e dell’utilizzo di prestazioni di lavoro autonomo e/o subordinato varia a seconda della disciplina applicabile al singolo ente non profit.
In particolare, nelle organizzazioni di volontariato l’attività dei volontari non può essere retribuita in alcun modo.
L’art. 2, comma 3, della legge n. 266 del 1991 (legge quadro sul volontariato) prevede infatti che “La qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di contenuto patrimoniale con l’organizzazione di cui fa parte”.
Al volontario possono essere soltanto rimborsate dall’organizzazione di appartenenza le spese effettivamente sostenute per l’attività prestata.
Ricordiamo, inoltre, che le OdV possono assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo esclusivamente nei limiti necessari al loro regolare funzionamento oppure occorrenti a qualificare o specializzare l’attività svolta.
Sempre per le associazioni iscritte nei registri di cui alla legge quadro sul volontariato e relativa normativa regionale di attuazione, sussiste l’obbligo di assicurare i volontari contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell’attività che svolgono, nonché per la responsabilità civile verso i terzi (articolo 4, comma 1).
La copertura assicurativa, elemento essenziale delle convenzioni che le O.d.V. possono stipulare con lo Stato, le regioni, le province autonome, gli enti locali e gli altri enti pubblici, concerne solo i rischi connessi allo svolgimento dell’attività specificamente svolta. Ne consegue la necessità di una accurata valutazione, da parte di ogni singola organizzazione, delle caratteristiche della stessa e dei relativi rischi.
L’obbligo concerne tre tipi di assicurazione: infortuni, malattie, responsabilità civile verso terzi. Per malattia deve intendersi ogni alterazione dello stato di salute non dipendente da infortunio, consistente, quest’ultimo, in un evento dovuto a causa fortuita, violenta ed esterna che produce lesioni fisiche obiettivamente constatabili, che abbiano come conseguenza la morte, l’invalidità permanente o una temporanea inabilità. L’assicurazione contro la responsabilità civile, invece, tiene indenne l’organizzazione di quanto dovrebbe pagare ai terzi in conseguenza del fatto commesso, senza dolo, dagli aderenti. Quest’ultima, pertanto, non deve essere confusa con l’assicurazione relativa alla responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato commessi nel loro interesse, di cui al decreto legislativo n. 231 del 2001.
Con decreto 14 febbraio 1992, emanato in attuazione del comma 2 dell’art. 4, il Ministro dell’industria e del commercio ha individuato meccanismi assicurativi semplificati, con polizze collettive e in forma numerica che, “in forza di un unico vincolo contrattuale, determinano una molteplicità di rapporti assicurativi riguardanti una pluralità di soggetti determinati o determinabili”, con riferimento al registro dei volontari che le organizzazioni devono tenere (artt. 2 e 3 del D.M., che indica anche in modo dettagliato le modalità per la sua tenuta). Le organizzazioni di volontariato comunicano l’avvenuta stipula alla regione / provincia autonoma in cui esercitano la loro attività e all’Osservatorio per il volontariato entro 30 giorni. Il decreto citato, inoltre, individua nell’ISVAP (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo) l’organo preposto al controllo (art. 4).

 

http://www.nonprofitonline.it/default.asp?id=508&id_n=6431

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