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Azzardo: lasciate che i pargoli vengano a noi

Uno spettacolo per ragazzini che mira a “recuperare il valore dell’azzardo” quale “elemento necessario per la crescita, nella positività del mettersi in gioco con se stessi e nelle relazioni”. Sembra uno scherzo, ma non lo è. Questo – recuperare il valore dell’azzardo! – promette infatti un lavoro teatrale con consulenza scientifica di Cristina Perilli, che il 19 ottobre verrà presentato a Milano alla presenza del senatore Franco Mirabelli (PD), con il patrocinio di Regione Lombardia e Comune di Milano. Errore nella comunicazione o c’è dell’altro?

Le iniziative si susseguono, le proposte si sovrappongono, i convegni si sprecano, le proposte fioccano, le ricette abbondano. E da qualche tempo – legittimamente – ci si sono messi in tanti, talvolta con la testa, talvolta col cuore, talaltra con entrambi e talaltra ancora con nessuno dei due, sul tema del contrasto alle patologie del gioco d’azzardo.

Accade dunque che anche chi fa teatro si interessi al gioco e all’azzardo. Da qualche tempo, incuriositi dalle recensioni favorevoli lette, tanto per citarne una, su Famiglia Cristiana, molti si sono appuntati un lavoro: Io me la gioco. A parte il titolo che a Famiglia cristiana è piaciuto molto, la produzione teatrale è del Teatro del Buratto con regia e su testo diRenata Coluccini.

…l’azzardo… come valore?! Dal sito dello spettacolo “Io me la gioco” (Teatro del Buratto)

Io me la gioco viene segnalato come terza tappa del “Progetto Giovani e nuove dipendenze” a iniziato nel 2011 conBinge Drinking e continuato nel 2013 con Nella Rete, e che vede in questo caso come consulente scientifico Maria Cristina Perilli, dirigente psicologa del Sert di Milano.

Recuperare il valore dell’azzardo?!

Tutto bene? Forse che sì, forse che no. In attesa di vedere lo spettacolo, sul cui valore estetico e teatrologico non è compito nostro pronunciarci, limitiamoci allo scopo, visto che Io me la gioco come progettto pedagogico rivolto a adolescenti, operatori, genitori e insegnanti ne ha uno esplicito e dichiarato. Istruire i ragazzi e persuadere i genitori, sarebbe lo scopo. Ma su che cosa? Qui il tutto si complica e diventa meno esplicito, anche se egualmente dichiarato. Basta soffermarsi – l’hanno fatto, i recensori di Famiglia Cristiana? – sulla presentazione che dello stesso spettacolo viene fatto sul sito del milanese Teatro del Verdi/Teatro del Buratto

Ecco che cosa si legge sul sito del Teatro, come presentazione dello spettacolo:

Una storia che attraversa il mondo degli adulti e dei ragazzi e, seguendone le tracce tra proiezioni e realtà si imbatte nel gioco d’€™azzardo, per recuperare il valore del gioco e dell’€™azzardo quali elementi necessari per la crescita, nella positività del mettersi in gioco con se stessi e nelle relazioni.

dalla presentazione di “Io me la gioco”

Testo, contesto, paratesto o pretesto?

Come il testo e il contesto, diceva il buon vecchio Gérard Genette, anche il paratesto ci comunica qualcosa.

Che cosa sia un paratesto è presto detto: è ciò che fa da contorno a un testo, lo prolunga e in qualche modo lo assiste, Una didascalia, per esempio. E se testo e paratesto vanno in cortocircuito e comunicano cose differenti, che accade? Accade che il contesto ne viene pregiudicato, ma il primo a rimetterci è il messaggio.

Che cosa resta, allora, di un lavoro “contro l’azzardo” che si presenta come un lavoro che vorrebbe “recuperare il valore del gioco e dell’azzardo quali elementi necessari etc. etc. etc.”? Resta polvere.

Ma a noi, che polvere lo diventeremo ma per ora non lo siamo, resta da capire se tale corto circuito di messaggi sia un fatto fortuito – e allora avremo una cattiva comunicazione – o se sia un effetto cercato – e, in quel caso, avremo un effetto distorsivo in piena regola.

Bambini venite parvulos

Sia come sia, le frasi sull’azzardo come valore, indirizzate agli adolescenti, hanno spesso assunto tratti inquietanti nella storia d’Italia, come accadde inun vecchio spot, diffuso con un kit per insegnanti in dvd, con cui nel 2009 i Monopoli di Stato volevano accreditare proprio il “valore” del “gioco (d’azzardo, ndr) responsabile” tra i ragazzini, come elemento fondante della crescita.

 

La Campagna dei Monopoli di Stato, che si rivolse allora a “12 regioni e 15 province italiane, per sensibilizzare docenti e studenti delle scuole italiane a un approccio consapevole ed equilibrato al gioco”, fu poi ritirata in seguito alle rimostranze delle associazioni di genitori e agli appelli lanciati da Libera, Mettiamoci in Gioco e altre realtà impegnate nel contrasto al gioco d’azzardo, patologico e non.

Rileggiamo in quest’ottica la frase (un rigo, una frase appena – diceva Pessoa – segnano il passo dell’infinito: non sottovalutiamole!) la presentazione del Teatro del Buratto:

 

“Recuperare il valore del gioco e dell’€™azzardo quali elementi necessari per la crescita, nella positività del mettersi in gioco con se stessi e nelle relazioni”.

 

Si tratta di una svista? Aspettiamo ovviamente la replica.

Se sì, diremmo che la consulente scientifica ha vigilato un gran poco. Se no – e noi propendiamo per il no – qualche risposta seria va data.

Soprattutto perché il lavoro – sicuramente mosso da ottime intenzioni, che nessuno mette in dubbio, e supportato da professionalità teatrologiche che chi scrive non ha mezzi né strumenti per giudicare – si rivolge a adolescenti e operatori sociali, viene promosso per le scuole e ha sponsor e patrocinatori importanti: Comune di Milano, Regione Lombardia, NExt2014, Fondazione Cariplo…

Che il termine “azzardo”, come il correlativo inglese “gambling” non piaccia a chi sull’azzardo e sul gambling fa affari lo sappiamo da tempo. Non potendosene liberare, meglio allora confinarlo.

Dove? In qualche classe sociologica da “sfigati illetterati”da alfabetizzare con qualche formula matematica?Ecco allora l’azzardo patologico, ma ecco anche il “gioco problematico”. Ma qui le cose cambiano e non di poco, ad onta del particolare e del dettaglio, ma forse non del diavolo: il termine “gioco” sembra essere messo lì per legarlo, indissolubilmente, all’ “azzardo”, che nessuno si sognerebbe altrimenti di qualificare in termini positivi.

Eppure,

Slide del “progetto” Giovani e Gioco dei Monopoli di Stato (2009)

qui l’azzardo ci viene presentato quale elemento “necessario per la crescita”, positivo nella sua sfida, nel suo “mettersi in gioco”. Andiamo a spiegare questo agli adolescenti, nelle scuole, dove lo spettacolo viene proposto?

Premesso che ogni lavoro va valutato in sé e per sé sul piano artistico, qui non è di meriti o demeriti artistici che discutiamo, ma di mezzo e di messaggio.

MA questa frase, chi l’ha scritta? Un anonimo e impersonale algoritmo di Office? Si tratta di un endorsement. O si tratta di una svista che competeva a qualcuno vedere?

* * *

Post scriptum delle 15:37 (16 ottobre del 2015)

Forse per confondere le acque o forse per confondere le idee, dopo la pubblicazione del mio articolo sono “fioccate”, come dicono a Bergamo, telefonate e mail. Specifico agli amici e alle amiche – anche se l’articolo mi pare chiaro e amiche e amici non hanno certo bisogno di “PS” o di interpretazioni autentiche, per capire – che nessuno mette in dubbio serietà o altro di nessuno. E nemmeno sullo spettacolo ci si concentra in questo articolo, ma sul paratesto che lo presenta sul sito del Teatro del Buratto come volto a valorizzare l’azzardo come “elemento necessario per la crescita”. Frase che io continuo a trovare sconcertante.

http://www.vita.it/it/article/2015/10/16/azzardo-lasciate-che-i-pargoli-vengano-a-noi/136996/

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