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Chi sta bene fa del bene: il volontariato sempre più “roba da ricchi” e istruiti

Secondo la ricerca condotta dalla Fondazione Volontariato e partecipazione, nel volontariato c’è una quota molto più alta di persone benestanti rispetto alla media della popolazione

Quali sono le condizioni che permettono agli italiani di avvicinarsi al mondo del volontariato? Sicuramente il grado di benessere e la condizione economica. E’ quanto emerge dallo studio “I Profili del volontariato italiano. Un popolo che si impegna per una società più coesa” condotto dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione in collaborazione con il Banco Popolare. La ricerca verrà presentata in anteprima nazionale giovedì 22 ottobre alle 17 a Modena nell’Auditorium Centro Famiglia di Nazareth, nel corso dell’incontro organizzato dal Banco S. Geminiano e S. Prospero. 

Benessere economico. Nelle organizzazione di volontariato, la quota di persone con un buon reddito familiare è più alta di quasi 15 punti rispetto alla media della popolazione: 63,3% dei volontari OdV (organizzazione di volontariato) vivono in famiglie con redditi adeguati o elevati contro il 49,1% della popolazione.
Queste disuguaglianze nella partecipazione, è spiegato nella ricerca, “derivano dal fatto che, come è evidente, ad attività extralavorative gratuite può più facilmente dedicarsi chi appartiene a famiglie agiate (tasso specifico al 5,3%), un po’ meno chi ha risorse economiche adeguate (tasso specifico al 4,2%), ancora meno (il tasso quasi si dimezza) chi vive in famiglie con difficoltà economiche (2,4%). Tuttavia è da notare che il tasso di partecipazione al volontariato anche nel caso di maggiore fragilità economica non si azzera mai ma si mantiene seppure su livelli più bassi”.
In merito all’occupazione lavorativa, la quota di occupati fra i volontari è il 48,9%, di otto punti percentuali maggiore rispetto all’analoga quota presente fra la popolazione. Questo significa che chi lavora ha più probabilità di avvicinarsi al volontariato.

Componenti della famiglia. Tra gli aspetti emersi, c’è anche il numero dei componenti della famiglia. Più membri ci sono i famiglia, più si riduce la possibilità di avvicinarsi al volontariato. Naturalmente, si spiega nella ricerca, “la ragione risiede nella maggiore probabilità della presenza di persone a carico per cui vi è necessità di cure, in particolare figli minori, ma come si è visto il maggiore effetto di questa condizione è scontato dalle donne, i cui tassi di partecipazione sono sensibilmente più bassi degli uomini”.

Stato di salute. Anche lo stato di salute rappresenta una variabile influente per la partecipazione al volontariato. Mediamente chi fa volontariato gode di condizioni di salute migliori di quelle medie della popolazione, in particolare quando il volontariato si svolge per il tramite di organizzazioni.

Istruzione e cultura. È evidente anche la correlazione fra volontariato e livello di istruzione: il capitale scolastico ed educativo agisce in modo positivo e l’istruzione incentiva, sia accrescendo la sensibilità e la consapevolezza personale, sia producendo condizioni professionali più garantite che agevolano l’impegno nelle OdV. A spingere verso l’alto il livello di istruzione sono le donne: quasi tre volontarie su dieci hanno la laure, solo il 16,3% fra i maschi. In sintesi, avere la laurea quadruplica le probabilità di svolgere attività gratuita a beneficio di altri rispetto a chi ha la licenza elementare e la raddoppia rispetto a coloro che hanno la licenza media inferiore. Il numero medio di anni di istruzione dei presidenti è 13,4, 12 per i volontari nelle Odv, 10,4 nel totale della popolazione. Chi non svolge alcuna attività di volontariato ha una media di anni di istruzione di 10,2 anni.

 

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/492898/Chi-sta-bene-fa-del-bene-il-volontariato-sempre-piu-roba-da-ricchi-e-istruiti

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