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Beccalossi: “Cittadini e giocatori d’azzardo non sono i bancomat dello Stato”

Dal Primo Incontro nazionale degli Enti Locali contro l’azzardo arrivano parole chiare: nessuno tocchi leggi regionali e regolamenti comunali che stabiliscono vincoli e distanze per le infernali “macchinette”. Sui valori non negoziabili come la dignità e la libertà non si recede di un passo

Più 400 persone provenienti da tutta l’Italia, dal Veneto alla Basilicata. Ben oltre le attese. Un tema sentito da tutti: cittadini, società civile, amministratori locali, operatori socio sanitari. “Ci siamo mossi”, ha affermato l’Assessore al Territorio della Regione Lombardia Viviana Beccalossi, “perché abbiamo capito”.

“Era il 2013, ci eravamo insediati da poco. Una domenica, un pazzo – così lo descrissero i giornali – sparò in Piazza Montecitorio, mentre si insediava il nuovo Governo. Un pazzo… Ma la moglie parlò del marito come di un malato di gioco d’azzardo. Personalmente aprii gli occhi. Proposi di getto al Presidente Maroni di fare qualcosa e iniziammo. Le Regioni, ci dicevano, non dovrebbero legiferare sull’azzardo… La nostra legge fu approvata all’unanimità, senza colore politico e il Governo comprese che non era il caso di fare ricorso… Oggi la situazione si è rovesciata e le Regioni, sollecitate dai cittadini e per non lasciare soli i sindaci, hanno preso in mano la situazione”.

Cittadini e malati di azzardo, ribadisce, l’Assessore, “non sono i bancomat dello Stato. Lo sanno sindaci e amministratori locali che hanno detto di no ai vari tentativi di finanziare i loro interventi sociali e di welfare con i soldi dell’azzardo”.

L’autonomia degli enti locali e delle Regioni, soprattutto per quanto riguarda l’efficacia del divieto sulle distanze da luoghi sensibili osserva Viviana Beccalossi, non va toccata. Significherebbe cancellare anni di buone pratiche e ci porterebbe nel caos. Oggi, invece, in Lombardia, a due anni di distanza dall’entrata in vigore della legge, le slot sono diminuite del 12%. E a chi, come certi psicotuttologi prezzolati, dichiara che “oggi sono aumentatati i malati”, la risposta è evidente: prima non erano riconosciuti come tali e nemmeno erano presi in considerazione”. Azzardo legale? Gioco responsabile? Gioca il giusto?

“Se ragionassimo in questi termini”, conclude la combattiva Beccalossi, “dovremmo legalizzare la mafia”. Dire di no, dirlo dai territori è l’ultima opzione di civiltà per contrastare questo business incivile.

Fonte: Vita

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