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Ecco “Odysseus”, il servizio civile per cambiare l’Europa

La proposta, presentata a Bruxelles da Renzi, punta a ripetere quanto fatto in quasi 30 anni dal progetto Erasmus. Il premier: “Progetto per costruire un senso di cittadinanza europea fatta di ponti e non di muri”. Cosa prevede

ROMA – “Dobbiamo trasformare l’Europa dei padri in quella dei figli, questo è l’obiettivo della nostra generazione”. Lo ha dichiarato ieri il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi,intervenendo a Bruxelles all’incontro “Reinventare l’Europa con il servizio civile europeo”, l’iniziativa con cui esordisce “Volta”, il think tank guidato da Giuliano Da Empoli. Al centro dell’incontro il lancio della proposta di Servizio civile europeo denominata “Odysseus”, che punta a ripetere nel campo della cittadinanza europea quanto fatto in quasi trent’anni dal progetto Erasmus, e quindi dare ai giovani “una risposta al desiderio, condiviso dalla maggior parte di loro, di essere riconosciuti in quanto parte della società, di trovare un ruolo e, se possibile, di lasciare un segno nel mondo”.

Renzi ha ricordato che una buona strada “per combattere il terrorismo sono opportunità ed educazione. Bisogna investire di più in educazione, non è possibile creare una nuova generazione di cittadini senza di essa”. Tuttavia “Odysseus non vuole certamente porsi come un’alternativa diretta all’estremismo islamico – spiega il Documento diffuso al termine dell’incontro e disponibile sul sito www.voltaitalia.org -. Ambisce però a rivolgere un messaggio nobile ed elevato, ai giovani europei. Un appello che faccia leva sulla generosità, sulla disponibilità all’impegno e sul desiderio di fare la differenza. Cambiare il mondo – o, per lo meno – l’Europa è possibile. E il volontariato in campo sociale, ambientale o culturale offre a ciascuno la possibilità di svolgere un ruolo essenziale in tal senso”.

Anche con la scelta del nome, su cui il premier Renzi ha scherzato ricordano di aver parlato due anni fa del “Complesso di Telemaco”, si vuole puntare ad invitare i giovani “all’esplorazione e alla scoperta” e perché questa esperienza sia “la tappa di un percorso che dovrebbe accompagnare i partecipanti nell’avvicinamento al mercato del lavoro, dotandoli di un patrimonio di esperienze e di skills che potranno successivamente essere investiti in ambito professionale”. “Un volontario Odysseus – spiega ancora il documento elaborato tra gli altri da Luca De Biase, da Federico Sarica, dal prof. Francesco Clementi e dall’on. Anna Ascani, oltre che dallo stesso Da Empoli – lavorerà direttamente nelle comunità in cui sarà inserito, conquistando vantaggi competitivi nel mondo del lavoro attraverso un’esperienza internazionale e intraculturale (che insegni anche a padroneggiare una lingua straniera, e a vivere se stessi con meno pregiudizi verso gli altri). L’obiettivo non è soltanto quello di dare la possibilità ai giovani di fare un’esperienza di servizio gratificante, ma anche di avviarli ad un percorso formativo che abbia riscontri immediati sulle occasioni di lavoro successive”.

“È un progetto molto importante – ha sottolineato Renzi -, con cui si vuole costruire un senso di una cittadinanza europea fatta di ponti e non di muri” e che si rivolge ad una platea di giovani dai 18 ai 25 anni, la cosiddetta generazione ‘Easyjet-set’ che “sta vivendo la crisi dell’Europa per come la conosciamo e che per prima, rispetto ai loro genitori e nonni, sta subendo gli effetti di una involuzione”. “Oggi, la crisi dei migranti sta rimettendo in discussione questa libertà di movimento a cui sono abituati questi giovani – si legge ancora nel documento -. E se, per i meno giovani, si tratta tutt’al più di uno sgradito ritorno al passato, per l’Easyjet-set è la fine di un mondo e l’ingresso in una dimensione sconosciuta fatta di frontiere, di controlli e di limiti”.

L’antidoto, anche al rischio di una deriva di un voto populista dei giovani, passa attraverso questo nuovo Servizio civile europeo, che collegandosi alle forme già esistenti come SCI, SVE e al recente IVO4All in fase di sperimentazione in Italia, punta acoinvolgere “centinaia di migliaia di ragazzi per fronteggiare le mille emergenze alle quali la società europea è confrontata ogni giorno. Da quelle più visibili, crisi dei migranti in primis, a quelle più invisibili e sotterranee, come la solitudine che affligge tanti degli anziani che popolano le nostre città”.

In concreto, con il contributo di enti no profit e degli Stati, sotto un coordinamento europeo, questo nuovo servizio civile europeo “dovrà basarsi sui ministeri della difesa/interni di ciascun Paese, primi soggetti certificatori degli enti nell’ambito dei quali i giovani opereranno e, al tempo stesso, soggetti che cureranno la cooperazione fra i giovani che chiedono di partecipare”. “Il percorso dei giovani partecipanti (che avrà durata variabile dai 6 ai 12 mesi) – spiega ancora Documento di lancio – dovrebbe avere inizio, come nel caso di Erasmus, con un breve periodo di training-camp, organizzato dall’Unione in collaborazione con le associazioni che già da anni operano nei settori di intervento definiti. Sarebbe l’occasione di avviare una formazione linguistica, nonché di introdurre ulteriori elementi di preparazione, più specifici a seconda dei campi d’azione prescelti.

Dopo questo momento formativo, i giovani opereranno negli altri Paesi dell’Unione con modalità` e obiettivi individuati dai singoli Paesi attraverso il filtro del ministero competente del Paese ospitante, fermo restando che saranno retribuiti con un contributo per lo più proveniente da fondi europei, essendo questo un piano strategico dell’Unione (ad es: 70% europeo e 30% nazionale). Per il dopo, ‘Odysseus’ potrebbe prevedere una certificazione riconosciuta a livello internazionale che vada oltre il pur utile schema “Youthpass” già previsto da Erasmus+ per  implicare agevolazioni ulteriori, come sgravi fiscali temporanei per le aziende che assumono chi ha fatto esperienze all’interno di ‘Odysseus’ o, in base a convenzioni, formule di agevolazioni economiche per i giovani che prendono prestiti in un altro Paese dell’Unione. Anche in questo senso ‘Odysseus’ punterebbe a dare un’occasione in più: oltre a gestire le offerte di volontariato internazionale, provvedendo anche a valorizzare il ‘ritorno’ al paese di origine, con la creazione di un network simile a quello che, negli Stati Uniti, è stato creato dai Peace Corps”. Dopo questo lancio ed una probabile condivisione con gli altri Paesi europei, il prossimo passo di “Volta” è l’elaborazione di “una strategia di comunicazione ad hoc, che formerà l’oggetto di un prossimo approfondimento tematico”.

Fonte: Redattore Sociale

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