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Quinta edizione dell’Osservatorio sulla Finanza ed il Terzo Settore

Il rapporto 2015 si concentra sui fabbisogni finanziari e le prospettive evolutive dell’imprenditorialità sociale italiana. In particolare, l’indagine è volta ad esplorare le previsioni di entrate per il 2016, i rapporti con le banche e le prospettive future delle cooperative sociali e, per la prima volta, delle imprese sociali di “seconda generazione” (ossia promosse dalla cooperazione sociale) caratterizzate da un alto livello di imprenditorialità e innovazione, definiti ibridi organizzativi.

Principali evidenze relative alle cooperative sociali:
1. Maggiore efficienza e stabilità nei rapporti con la Pubblica Amministrazione confermata anche per il 2016 ed aumento delle previsione di crescita delle entrate da vendita di beni e servizi sul mercato (+4,4%)
2. Maggiore fidelizzazione degli istituti di credito nei confronti delle cooperative sociali dovuta all’apprezzamento delle cooperative sociali riguardo ai metodi di valutazione personalizzati da par-te delle banche
3. Diminuiscono le richieste di finanziamento per investimenti (-3,2%), mentre aumenta il tasso di concessione dell’intero ammontare richiesto (+4,0%)
4. L’autofinanziamento torna a rappresentare la principale fonte di copertura (47,3%) degli investi-menti previsti.

Principali evidenze relative agli ibridi organizzativi:
1. Previsioni di crescita delle entrate 2016, derivanti sia dal rapporto con la Pubblica Amministrazione che dalla vendita di beni e servizi sul mercato, più ottimistiche rispetto a quelle delle cooperative sociali
2. Oltre la metà del campione è soddisfatto dei servizi offerti dagli istituti di credito con cui è in rap-porto
3. Alta percentuale di richieste di finanziamento per investimenti (79,0%), con un elevato tasso di concessione (86,7%)
4. Maggior ricorso ai tradizionali canali di credito bancario rispetto alle cooperative sociali (+7,5%) a copertura degli investimenti (anche in fase di avviamento), oltre al significativo ricorso all’autofinanziamento (48,6%).

In allegato: Indagine sui fabbisogni finanziari dell’imprenditorialità sociale in Italia – Executive summary (marzo 2016)

Milano, 30 marzo 2016 – UBI Banca, con il supporto scientifico di AICCON (Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit), presenta la quinta edizione dell’“Osservatorio UBI BANCA sulla Finanza ed il Terzo Settore” nato con l’obiettivo di monitorare in maniera continuativa lo stato e l’evoluzione del fabbisogno finanziario del Terzo Settore.

Per il quinto anno consecutivo prosegue l’osservazione delle principali tipologie giuridiche delle organizzazioni non profit, intrapresa nel 2011 con l’analisi annuale sulla cooperazione sociale, cui si è aggiunto nel corso degli anni il focus sull’associazionismo (2012), sulle fondazioni (2013) e sulle imprese sociali aventi forma giuridica di Srl (2014).

La V edizione dell’indagine, riferita all’anno 2015, è stata realizzata attraverso un’analisi campionaria svolta tramite la somministrazione di un questionario di indagine rivolto rispettivamente ai responsabili di 250 cooperative sociali e consorzi di cooperative sociali e di 25 ibridi organizzativi, ovvero entità promosse dalla cooperazione sociale, caratterizzate da un alto livello di imprenditorialità e innovazione nonché da strutture societarie/giuridiche anche sotto forma di società di capitali, selezionati all’interno del Gruppo Cooperativo CGM.
Le cooperative sociali in Italia, secondo gli ultimi dati di Iris Network (2014), sono 12.570, generano un valore della produzione pari a 10,1 miliardi di euro annui e occupano oltre 500 mila addetti.

Gli ibridi organizzativi sono stati invece oggetto di un recente studio (Venturi e Zandonai, 2014) effettuato all’interno del Gruppo Cooperativo CGM e che ha permesso di rilevare l’esistenza di 74 realtà con un valore della produzione superiore a 50 milioni di euro annui e che effettuano investimenti per circa 38 milioni di euro (pari al 10% circa del totale degli investimenti della rete CGM).

Il focus sulle cooperative sociali

Stabile il numero medio di istituti di credito con cui le cooperative sociali intrattengono rapporti (il 41,2% degli intervistati dichiarano di avere relazioni con due banche; il 28,0% ha rapporti con più di due banche, soprattutto i consorzi). Aumenta la percezione da parte delle cooperative sociali dell’attuazione da parte del sistema bancario di strategie di personalizzazione nei confronti dei soggetti non profit: il 44,0% (+8,8 punti percentuali rispetto al 2014) ritiene che le banche applichino metodi di valutazione personalizzati.

La tendenza positiva viene confermata anche dalla percentuale di concessione di finanziamenti: più della metà delle cooperative sociali dichiara di aver avuto esito positivo alla richiesta inoltrata agli istituti di credito con la concessione dell’intero ammontare del finanziamento richiesto (+4,0% rispetto al 2014). Le ragioni della mancata o parziale concessione dei finanziamenti richiesti risiedono principalmente nella domanda di importi troppo elevati (35,6% dei casi, -7,8% sul 2014) o nell’insufficienza di cash flow (31,1%, +29,2% rispetto al 2014) o per aspetti collegati all’assenza/insufficienti garanzie (42,2%, -3,1% sulla rilevazione precedente).
Nell’ambito dell’utilizzo di prodotti e servizi bancari da parte delle cooperative, si evidenzia il calo di tutte le forme di credito, ad eccezione dell’anticipo crediti/contributi nei confronti della Pubblica Amministrazione (+1,2% sul 2014). In particolare, si segnala un’ulteriore diminuzione delle richieste di finanziamento per investimenti (-3,2% sul 2014 e -11,1% sul 2013).

Come già confermato dalle precedenti edizioni dell’Osservatorio, sono soprattutto le cooperative sociali che presumono di ottenere entrate principalmente da vendita di beni e servizi sul mercato a far registrare una previsione di andamento positivo per il 2016. Per l’anno in corso le cooperative sociali prevedono altresì un aumento rispetto al proprio fabbisogno finanziario per investimenti (+10,0% rispetto alla precedente edizione). Tra chi prevede investimenti (circa il 49,0% del campione) l’autofinanziamento torna ad essere la principale fonte di copertura (47,3%, +10,1% sull’anno precedente) a fronte di esigenze di sviluppo e di investimento. Sono soprattutto i consorzi e i soggetti operanti in ambito ambientale a prevedere un maggiore ricorso all’autofinanziamento.
Quasi 1 cooperativa sociale su 2, infine, ritiene che per sostenere e incrementare la domanda di investimenti e quindi delle richieste di finanziamento sia necessaria l’istituzione di un fondo di garanzia dedicato.

Il focus sugli ibridi organizzativi

A completamento del quadro relativo al rapporto tra finanza e imprenditorialità sociale in Italia, la V ed. dell’Osservatorio ha ampliato lo spettro di analisi dell’indagine rivolta alle cooperative sociali ad un gruppo di imprese sociali che nascono e sono promosse dalla cooperazione sociale afferente al Gruppo Cooperativo CGM e che si caratterizzano per la loro dimensione imprenditoriale e innovativa.

Dal confronto, è emerso come il bacino di ibridi organizzativi, seppure eterogeneo al suo interno (per forma giuridica e ambiti di attività) presenti chiare e specifiche tendenze e peculiarità che li differenziano dalla cooperazione sociale nel rapporto con il mondo della finanza.

Anzitutto, è stato possibile rilevare un diverso orientamento nella relazione con gli istituti di credito: un ibrido organizzativo su due intrattiene rapporti con tre o più banche (solo il 16,7% ha rapporti con una sola banca rispetto al 30,0% delle cooperative sociali) dalle quali non ritengono di ottenere una significativa personalizzazione dei metodi di valutazione (52,6% dei rispondenti dichiara che gli istituti di credito con cui si hanno rapporti abbiano solo parzialmente introdotto strategie di personalizzazione). Per contro, il livello di soddisfazione per i servizi utilizzati è alto: più della metà degli ibridi organizzativi (52,7%) si reputa soddisfatto rispetto all’offerta commerciale delle proprie banche di riferimento.

I dati relativi all’utilizzo dei servizi bancari da parte degli ibridi organizzativi sono profondamente diversi rispetto a quelli delle cooperative sociali. Le percentuali relative alle richieste di finanziamento sia per attività che per investimenti (rispettivamente +41,6% e +42,0% nel confronto con le cooperative sociali) mettono in evidenza il carattere particolarmente dinamico ed imprenditoriale di questi soggetti, in particolare di quelli operanti nell’ambito “Abitare sociale” e “Sanità/Servizi socio-sanitari”). Tali finanziamenti sono stati impiegati principalmente per investimenti a medio-lungo termine (nel 40,6% dei casi) che hanno riguardato innovazioni di prodotto/servizio per quasi 7 casi su 10. Solo il 10,5% degli ibridi organizzativi ha dichiarato di non avere debiti verso le banche (rispetto al 44,4% delle cooperative sociali).

Le previsioni di investimento per il 2016 conferma il dinamismo imprenditoriale tipico degli ibridi organizzativi: 9 realtà su 10, infatti, intendono investire, superando di oltre 40 punti percentuali il dato relativo alle cooperative sociali “tradizionali”. Differentemente da queste ultime, inoltre, un ibrido organizzativo su due intende rivolgersi ad intermediari bancari per coprire il fabbisogno derivante da scelte di investimento.
Infine, il 41,2% (+12,4 punti percentuali rispetto alle cooperative sociali) individua nell’orientamento delle proprie attività in nuove filiere a domanda pagante (es. agricoltura sociale, turismo sociale, abitare sociale, cultura) il principale driver per incentivare l’aumento della domanda di investimenti da parte di soggetti dell’imprenditorialità sociale.

L’impegno di UBI Banca per il Terzo Settore

L’appuntamento annuale con la presentazione dell’indagine dell’“Osservatorio UBI Banca su Finanza e Terzo Settore” si inserisce in un percorso strategico di comprensione e di un più efficace servizio al mondo del non profit compiuto da UBI Banca, che dal 2011 si è dotata di una struttura organizzativa dedicata alla gestione dei rapporti con la clientela appartenente al settore non profit (Enti, Associazioni e Terzo Settore), denominata UBI Comunità: uno specifico modello di servizio che comprende una piattaforma di prodotti e servizi su misura, studiati per soddisfare le peculiari esigenze delle organizzazioni non profit laiche e religiose e che si è arricchito nel corso del 2015 con il lancio del primo project finance ad impatto sociale, intervento innovativo in ottica “pay for success/result”.

“L’Osservatorio conferma la resilienza dell’imprenditorialità sociale italiana nelle sue diverse componenti – afferma Rossella Leidi, Chief Business Officer di UBI Banca – Tale settore, in forte fermento, si conferma un interlocutore sempre più specializzato nel riconoscere il valore e la specificità dell’offerta bancaria costruita sulla base delle effettive esigenze, come quella di UBI Comunità”.

“La V edizione della rilevazione mette a confronto la cooperazione sociale tradizionale con gli ibridi organizzativi – spiega Guido Cisternino, responsabile Enti Associazioni e Terzo Settore – Dall’analisi emerge l’elevata dinamicità ed imprenditorialità, seppure con finalità e connotazione sociale, delle “imprese sociali di seconda generazione”, fortemente orientate a scambiare beni e servizi con cittadini e imprese piuttosto che con la Pubblica Amministrazione, così come dimostrata dall’innovativa esperienza di project finance ad impatto sociale realizzata dal nostro Gruppo nel 2015”.

“La finanza si conferma uno strumento centrale per l’impresa sociale – aggiunge Paolo Venturi, direttore AICCON – È interessante osservare come il ruolo delle banche venga percepito diversamente dalle imprese sociali di nuova generazione, caratterizzate da un alto livello di imprenditorialità e da un differente utilizzo degli strumenti finanziari intesi principalmente come strumenti a supporto degli investimenti piuttosto che risorse da destinare alla gestione tradizionale”.

Per ulteriori informazioni
UBI Banca – Media Relations
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tel. 02 7781 4913 – 02 7781 4932 – 02 7781 4936

UBI Banca
UBI Banca è in Italia il terzo Gruppo bancario commerciale per capitalizzazione di Borsa, con una quota di mercato superiore al 5%, 1560 sportelli che assicurano la presenza nelle aree a maggiore attività economica del Paese, ed oltre 17.500 dipendenti. UBI Banca è un Gruppo cooperativo, quotato alla Borsa di Milano ed incluso nell’indice FTSE/MIB. Nel 2013 sono stati assegnati a UBI Banca il premio per l’innovazione nei servizi bancari nella categoria “La banca solidale” dell’Associazione Bancaria Italiana e il Premio Nazionale per l’Innovazione conferito dal Presidente della Repubblica.

UBI Comunità
È il modello innovativo di servizio del Gruppo UBI Banca specificatamente dedicato alle realtà del Terzo Settore, caratterizzato da un approccio commerciale personalizzato al comparto in termini anche di sostegno bancario e creditizio alla gestione quotidiana dell’attività, alla progettualità ed agli investimenti. Con UBI Comunità infatti le Banche del Gruppo affiancano ad un’offerta per la gestione dell’operatività bancaria semplificata, sicura ed economica, soluzioni creditizie diversificate per l’anticipazione dei contributi e delle entrate, nonché una gamma di finanziamenti flessibili e personalizzabili per avviare o accelerare percorsi di crescita economicamente sostenibile e di innovazione sociale.

AICCON
AICCON – Associazione Italiana per la Promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit è il Centro Studi promosso dall’Università di Bologna, dall’Alleanza delle Cooperative Italiane e da numerose realtà, pubbliche e private, operanti nell’ambito dell’Economia Sociale, con sede presso la Scuola di Economia, Management e Statistica di Forlì – Università di Bologna. L’associazione è riuscita in questi anni a divenire un punto di riferimento scientifico grazie all’importanza delle iniziative realizzate ed alla continua attività di formazione e ricerca sui temi più rilevanti per il mondo della Cooperazione, del Non Profit e dell’Economia Civile, svolte in costante rapporto con la comunità accademica e le realtà del Terzo Settore.

 

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