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Scuola. I bulli? Meglio “punirli” col volontariato e attività socialmente utili

Meno alunni dietro la lavagna e più olio di gomito. Se proprio sono da “punire”, meglio mettere gli studenti delle scuole superiori al servizio della comunità. E’ quello che chiede il Consiglio comunale di Modena attraverso una mozione che chiede di definire un protocollo tra Comune, Ufficio scolastico e Centro servizi volontariato

BOLOGNA – Meno alunni ‘dietro la lavagna’ e piu’ olio di gomito. Se proprio sono da ‘punire’, è meglio mettere gli studenti delle scuole superiori al servizio della comunità con attività socialmente utili. E’ quello che chiede il Consiglio comunale di Modena sollecitando un protocollo che preveda “la possibilità di svolgere attività socialmente utili in associazioni di volontariato come alternativa alla misura disciplinare della sospensione per gli studenti delle scuole superiori modenesi ed eventualmente anche per quelli di terza media”. La richiesta è contenuta in un ordine del giorno del Pd presentato in Consiglio giovedì scorso da Grazia Baracchi e approvato con i “sì” di Pd, Sel, Fas-Sinistra italiana, Per me Modena, Movimento 5 stelle; contrari Forza Italia; astensione per Idea-Popolari liberali.

Il documento, evidenziando in premessa il fenomeno crescente del bullismo contro cui è “sempre più necessario attivare percorsi di recupero per condurre i ragazzi a prendere coscienza dei comportamenti antisociali messi in atto, rafforzare il senso di responsabilità e ripristinare rapporti corretti all’interno della comunità”, chiede di definire un protocollo tra Comune, l’Ufficio scolastico e Centro servizi di volontariato per “determinare in modo chiaro e strutturato la possibilità di inserire in percorsi educativi e formativi” gli studenti delle superiori, ed eventualmente quelli di terza media, sanzionati con la sospensione in attività socialmente utili. Insomma, scuola e volontariato si alleino per favorire “un reale e concreto confronto con i valori della solidarietà e l’assunzione di stili di comportamento positivo, contribuendo alla formazione di una coscienza responsabile e offra un ventaglio di opportunità per favorire la crescita di questi giovani”.

Aprendo il dibattito per il Pd, Vincenzo Walter Stella ha affermato che, a scuola, “la semplice sanzione disciplinare è meno efficace del coinvolgimento in attività socialmente utili”, e Chiara Susanna Pacchioni, ricordando come il fenomeno del bullismo sia in aumento anche a Modena, ha sottolineato che si è sperimentato come “accanto alle pene, necessarie e previste, gli interventi più efficaci sono quelli che rinforzano la vittima e le fanno sapere che non è sola, e le misure prese in modo integrato da diverse istituzioni”. Caterina Liotti ha messo l’accento sul coinvolgimento dei genitori, non solo nella definizione del protocollo ma “rispetto ai singoli ragazzi”. Il protocollo deve essere “uno strumento a servizio delle famiglie” i percorsi che danno “un senso alla sospensione dei loro figli” devono aiutare i genitori. E Baracchi ha affermato che il protocollo si propone “non come un obbligo ma come un’opportunità per le scuole. Un sostegno, anche dal punto di vista burocratico, perché avere strumenti che garantiscono un percorso può essere un aiuto nell’adozione di strumenti educativi alternativi alla pura sanzione disciplinare”.

Per il M5s Luca Fantoni “il protocollo può servire anche per legare al territorio questi ragazzi che in qualche modo devono essere puniti”. E sarebbe opportuno che il volontariato fosse svolto all’interno delle scuole. Domenico Campana di Per me Modena ha invece richiamato l’attenzione sui rischi che si corrono “quando si va a normare temi come questo: bisogna stare attenti a non cadere nell’eccesso di regole. Strumenti normativi ci sono gia’ ma le scuole sono pigre nell’inventare strumenti alternativi alle sospensioni, che sono poi una forma di glorificazione per i ragazzi”.

Fonte: Redattore Sociale

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