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Azzardo. Anche l’Inghilterra vuole le distanze dai luoghi sensibili

Entrano in vigore nel Regno Unito nuovi regolamenti che impongono agli operatori di gioco di mantenersi a debita distanza da scuole, fermate dei bus, rifugi di senza tetto, case di accoglienza e altri luoghi sensibili. Ogni operatore dovrà stendere un piano di intervento locale e dire come intende ridurre i pericoli per il cittadino, dotandosi così di una classe di rischio. Restano le ambiguità di fondo di un sistema che prima intossica e poi pretende di curare. Ma al netto di questa ambiguità, l’impatto sociale e territoriale dell’azzardo di massa è un tema oramai entrato nell’agenda dei principali decisori europei.

L’azzardo di massa è un problema gravissimo. Ancor più grave quando non ci sono barriere fra offerta e consumo. Queste barriere mancano vuoi perché i “prodotti” dell’azzardo legale sono venduti in locali generalisti (bar, pub, tabaccherie, persino lavanderie a gettoni). Vuoi perché anche quando esistono locali specificamente “dedicati” alla vendita di azzardo – sale scommesse, sale gioco o gaming hall – se questi non rispettano una distanza dai luoghi sensibili, il problema sociale non può che crescere. In Inghilterra il problema dell’azzardo di massa è entrato da tempo nell’agenda politica creando, come in Italia, non poche tensioni fra territori e governo centrale.

Toh, l’Inghilterra ci “copia”

Sul tema arriva ora una decisione Gambling Commission, l’agenzia governativa che presiede alla disciplina della maggior parte dell’azzardo legale del Regno Unito. Si tratta di nuovi regolamenti, che mirano a valutare l’impatto concreto sui territori dell’offerta di azzardo.

Rob Burkitt, Policy Development Manager della Gambling Commission, ha illustrato i nuovi regolamenti parlando della necessità di introdurre valutazioni sul rischio territoriale e sociale per ogni titolare di licenza (in sostanza, per ogni operatore).

Se c’è una sala o un locale vicino a una fermata dell’autobus che viene utilizzata da studenti universitari o delle scuole aperte in una fascia oraria potenzialmente critica, spiega Rob Burkitt, il titolare “delle sale o del locale deve garantire che i livelli di personale siano adeguati per mitigare il rischio di accesso ai minorenni. Se c’è un locale di gioco nei pressi di un rifugio per senzatetto, l’operatore deve garantire di fornire una formazione di sensibilizzazione del personale” per ridurre rischi e potenziali nocività.

Appare chiaro che non c’è divieto di gioco che tenga, se non viene presidiato – cosa che si fa in mezzo mondo – il divieto di accesso ai minorenni in qualunque locale venda prodotti di gioco.

In Uk siamo ovviamente ancora lontani dal modello portato avanti, in questi due anni, dalle Regioni e dai Comuni italiani, che a dispetto dei critici in mala fede appare sempre più come l’avanguardia di un’opzione europea di “ritorno all’ordine”, ma per una volta possiamo dire che proprio gli enti locali italiani hanno fatto da apripista. Per ora, infatti, quella della Gambling Commission appare un’attività di “valutazione del danno”, non ancora di contenimento o riduzione. Ma è un segnale da non sottovalutare.

“We want operators to think local and act local”, ha specificato Burkitt. Come agire e pensare localmente? Preparando piani di impatto e valutazione territoriale e confrontandoli con quelli che le amministrazioni locali stanno predisponendo. Come e con quali rischi sociali si “offre” azzardo su un territorio? Come rendere socialmente responsabile un’azienda?

Responsabilità delle aziende

Responsabilità sociale, ricordiamolo, non significa “carità pelosa”, elemosina al sociale o pagine su pagine di codici etici che nessuno legge e, soprattutto, nessuno applica. Responsabilità sociale significa onere. Onere nel valutare le reali nocività del prodotto che si offre, andando a capire su quali gruppi e cerchie sociali questa offerta rischia di impattare. E se si produce un danno, responsabilità civile sul danno (da) prodotto. A tal fine, verranno usate delle mappature di dati sul modello delle Geofutures maps, le mappature della popolazione a rischio già in corso da alcuni anni in Inghilterra.

Un portavoce dell’associazione del governo locale (LGA), che per capirci è un po’ come la nostra Conferenza Stato – Regioni , commentando i nuovi regolamenti ha precisato che si procederà caso per caso e “ogni azienda avrà rischi diversi e quindi misure diverse, il che comporterà diverse valutazioni finali sull’operato. Molte amministrazioni locali stanno già producendo profili di rischio locale da mettere a disposizione delle imprese”. Questi profili di rischio riguarderanno i luoghi sensibili, tipici o atipici: scuole, case di riposo, case di accoglienza, ospedali, biblioteche, stazioni di autobus… “Ci auguriamo – ribadiscono dalla LGA, da tempo impegnata anche sul fronte orari per la chiusura notturna delle sale – che anche l’industria del settore faccia la sua parte”.

Fonte: Vita

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