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La legalità conviene a chi ricicla denaro con l’azzardo?

Cifre da record per l’azzardo italiano. Nel 2015 l’Erario ha incassato 9miliardi di euro da questa tassa sulla miseria, a fronte di un volume d’affari di 88miliardi. Ascoltati dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, direttore e vicedirettore dei Monopoli di Stato confermano un allarme: il riciclaggio passa attraverso le macchine Vlt, quelle che molti vorrebbero installare in ogni bar.

Martedì 5 aprile. La seduta inizia alle 14,25 e termina alle 15,45. Convenevoli di rito a parte, qualcosa di interessante è emerso. La sede istituzionale è la Camera dei Deputati, in particolare laCommissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere. Gli “auditi”, se ci si passa il termine, sono il Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Giuseppe Peleggi e Alessandro Aronica, vicedirettore dell’Area monopoli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il tema all’ordine del giorno è il “gioco pubblico”. La seduta si è svolta nelle forme dell’audizione libera, nel corso della quale viene illustrato un documento sul rapporto e le criticità fra legale e illegale nella sfera dell’azzardo italiano. Estraiamo alcuni punti, a nostro avviso rilevanti, rimandando alla lettura dello stenografico per gli altri (qui).

La linea ascendente dell’offerta di azzardo

Ammonta a 88miliardi il volume di denaro movimentato dall’azzardo legale nel 2015. Quasi 9, quelli finiti nelle casse dell’Erario. Per gli ultimi quattro anni, ossia fra il 2009 e il 2015, il vicedirettore dei Monopoli di Stato specifica che il volume d’affari, superati gli 88 miliardi di euro nel 2012, “dopo una lieve flessione nel biennio successivo, è tornato nel 2015 su un livello di poco inferiore a quello dell’anno di massima espansione della raccolta”. A che cosa si deve questo incremento esponenziale del denaro mosso da un settore che, a sentire Concessionari e operatori, sarebbe in crisi? La macroeconomia dell’azzardo legale smentisce questa crisi.

E l’Erario? L’Erario incassa. Tra il 2009 e il 2015, osserva il Vicedirettore, “a fronte di un incremento complessivo della spesa di poco più del 5 per cento, il gettito è aumentato di più del 7 per cento, passando da 8,3 miliardi a quasi 9 miliardi nel 2015”.

Emersione dal nero: fra realtà e mito

Aronica offre una sua chiave di lettura, legata al tema dell’emersione. Nel 2009, specifica,” la raccolta del settore legale ammontava a circa 54 miliardi. Questo significa che tra il 2009 e il 2012 l’espansione del circuito legale è stata pari a 34 miliardi di euro. Quanto succede nel periodo che precede il 2012 è solo in parte l’effetto di un’effettiva espansione di mercato”. Aronica afferma che questo incremento, più che dall’espansione del mercato, ossia dell’offerta, sarebbe (il condizionale è mio) stato determinato, “in modo significativo operazioni di legalizzazione di una domanda altrimenti incanalata sul circuito illegale. Basti pensare che di questi 34 miliardi 14 sono riconducibili all’emersione del gioco a distanza, che prima non veniva neanche rilevato nelle statistiche ufficiali”.

Anche per il settore degli apparecchi Aronica afferma che “si è assistito negli anni a un fenomeno di emersione”. Nel 2006, afferma Aronica, “la raccolta effettiva derivante da questi apparecchi raggiungeva i 45 miliardi circa, a fronte di una raccolta ufficiale che in tale anno era pari a 15 miliardi. Fondamentalmente oggi il circuito legale assorbe tutto quell’ammontare che all’epoca si stimava essere clandestino e consegnato all’illegalità”. Poi, il discorso di Aronica si fa più cauto quando – a ragione – osserva che “non possiamo stimare la quantità di emersione e la quantità di espansione di mercato, ma possiamo ritenere che vi sia una concorrenza quanto meno delle due cause”.

Quando si affronta il tema del riciclaggio, tema delicatissimo perché prevede una penetrazione osmotica e interstiziale dell’illegale o del semi-legale nel circuito della legalità, le cose si fanno ancora più complicate.

Riciclaggio legale

Riciclare soldi nel circuito legale è molto conveniente. Questo – come evidenziato, tra l’altro, dalla Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia – è possibile con le macchine da sala gioco, le cosiddette videolotteries. Attraverso un meccanismo molto banale ma efficace: si può infatti inserire nella macchina una somma “sporca” di 1000 euro, giocare 1 euro e bloccare la partita, ottenendo uno scontrino di 999 euro che permette di incassare in contanti nella sala stessa, ripulendo così i soldi a un tasso dell’1%. Meglio di qualsiasi scudo fiscale a Panama e dintorni.

Aronica, sul tema, ribadisce in sostanza il succo di questo discorso: “nel caso delle VLT [le macchinette presenti nelle sale “dedicate”, introdotte in Italia con il Decreto “Salva Abruzzo” nel 2009, che prevedono puntate di centinaia di euro, ndr] la possibilità di riciclaggio che generalmente si associa al gioco attraverso questi apparecchi da divertimento. Il problema è molto semplice: si possono effettuare anche notevoli iniezioni di denaro, anche più puntate, nella macchina, senza che si sia vinta alcuna cifra particolare. Si vince o si perde. Chiaramente, se le cifre immesse sono molto notevoli, a un certo punto il giocatore smette di giocare, ritira quello che è rimasto e quello che è rimasto può consistere tranquillamente più in soldi suoi, che aveva immesso inizialmente, piuttosto che nel risultato di vincite”.

Con la pezza giustificativa ottenuta, si possono depositare tranquillamente i soldi in banca. Il fisco non avrà nulla da obiettare. Specifica Aronica, e il punto ci pare molto delicato, che: “la ricevuta che attualmente viene rilasciata da questi apparecchi non distingue la parte vincite dalla parte immessa dal soggetto. Va detto, tuttavia, che, se questo è ciò che risulta dalla ricevuta, non è ciò che può essere monitorato dall’Agenzia, la quale invece dispone dei dati che consentono di distinguere l’apporto di chi ha giocato come contributo di puntate successive dalle genuine vincite realizzate al gioco“.

Se non capiamo male: i soldi che escono dalla macchina vlt sono “vincite”, anche se non lo sono.

Bisca legale e irresponsabilità dei Concessionari di Stato

Ad un certo punto, dopo che un dibattito sulle inchieste più calde, da Salerno a Reggio Calabria, legate al tema dell’illegalità nel gioco pubblico, la Presidente della Commissione, Rosy Bindi, incalza:

Nelle inchieste alle quali facevate riferimento mettete in evidenza che solo in un caso è stata coinvolta la concessionaria. I gestori che sono stati coinvolti avevano preso la gestione dai concessionari? Se sì, come si fa a responsabilizzare le concessioni che danno in gestione a soggetti poco raccomandabili i giochi nel filone pubblico? Questo è il nodo.

Le risponde il vicedirettore dell’Area monopoli Aronica:

È un punto delicatissimo. Per questo motivo citavamo quella società che, a seguito della terza indagine, ha tenuto a dire che tra i truffati c’erano anche loro, perché qualcuno aveva utilizzato il loro marchio e la loro società per coprire. Il punto che il presidente mette in evidenza è delicato, perché qui ci sono dei gestori che fanno – se posso dire così – il doppio gioco, ossia giocano sul circuito legale.

Come si fa – chiede ancora la Bindi – “a responsabilizzare i concessionari nel momento in cui danno in gestione? Sono loro che prendono l’affidamento pubblico, ma sono un fatto astratto. Senza i gestori non esistono ed esercitano la concessione attraverso i gestori. In qualche modo dovrebbero essere responsabilizzati se non fanno loro stessi i controlli sui loro gestori”.

Non abbiano più bisogno di fare il gioco clandestino perché prendono quello legale. Tutte le indagini che fanno scoprire guai sono tutte pubbliche. Ormai la bisca clandestina si trova tra i disgraziati. La normalità è nel filone del gioco legale“.

Rosy Bindi

Aronica le risponde che sul “tema dei gestori e della filiera sottostante ai Concessionari, a volte estendere troppo i compiti dei concessionari vuol dire anche assumersi dei rischi. Per esempio, con la norma famosa dei 500 milioni abbiamo messo i Concessionari in prima battuta. Poi, in realtà, si sono trovati a mal partito nel rinegoziare o negoziare le condizioni con i gestori. Detto questo, certamente si possono e si debbono maggiormente responsabilizzare i Concessionari. Certo è che questo livello dei gestori, che viene in evidenza anche in queste indagini, è una parte del sistema, che intanto tendenzialmente tenderà ad asciugarsi e a diventare più forte. L’operazione che si è fatta anche con la legge di stabilità è quella di creare dei soggetti più grandi e più forti, tanto che alcuni di questi gestori si stanno consorziando. Questa manovra complessiva, in realtà, sta agendo un po’ sul tessuto economico che costituisce il settore dei giochi e un contributo in prospettiva potrebbe darlo nel trovarsi di fronte a soggetti più attendibili e più seri”.

Fonte: Vita

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