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Bambini a cui neghiamo il futuro: lo sgombero di Casalbertone è una ferita per il Paese

Lo sgombero di 400 persone dal campo rom nel quartiere romano di Casalbertone, ha coinvolto tantissimi bambini che, con buoni risultati, frequentavano la locale scuola elementare. Un esempio di integrazione che, a un mese dalla fine delle lezioni, è stato vanificato. Che ne sarà di quei bambini? Un gruppo di genitori scrive una lettera all’onorevole Anzaldi (PD) che annuncia una interrogazione parlamentare: “perché sgomberi condotti in questa maniera hanno costi sociali, educativi ed economici altissimi e inaccettabili”.

Ieri a Roma è stato sgomberato un campo rom. La legalità, ovviamente, vale per tutti, ma la lettera che ho ricevuto dai genitori della scuola elementare vicina pone interrogativi cui è necessario che qualcuno risponda.

Quando si sgombera un campo rom, che fine fanno i bambini che si erano integrati nel quartiere, frequentando le scuole? Quanto è costato l’investimento educativo per quei bambini, che viene vanificato a poche settimane dalla fine dell’anno scolastico?

Ho presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, per capire quali sono le valutazioni del Governo su questo. Sgomberi realizzati in questa maniera hanno costi economici e sociali sui quali è bene che ci sia una riflessione approfondita. Non c’è solo il costo immediato della chiusura del campo, ma anche lo spreco economico di un’integrazione scolastica che viene annullata improvvisamente e il costo sociale di bambini indirizzati verso una forma di repulsione sociale, i cui effetti si possono immaginare. Questo non significa che l’illegalità possa essere tollerata, ma è opportuno che non si chiuda gli occhi su quello che avviene, in particolare nel momento in cui Romasi trova nel pieno del Giubileo della Misericordia, indetto da Papa Francesco. Ecco la lettera

“Gentile onorevole Anzaldi, il 10 maggio a Roma c’è stato lo sgombero del campo rom di Via Giuseppe Mirri, all’ex deposito Cotral, nel quartiere di Casalbertone, dove vivevano circa 400 persone.

Tra quelle persone c’erano dei bambini, che frequentavano, anche con buoni risultati, la scuola elementare Randaccio (al contrario di quanto riportato da alcuni organi di stampa) ed è davvero triste che questo sgombero sia avvenuto a meno di un mese dalla chiusura dell’anno scolastico, considerando che quel campo era lì dal 2013.

Nessuno contesta la necessità di garantire l’ordine pubblico e la sicurezza ma davvero non capiamo perché non si cerchi di garantire anche la tutela dei bambini:

la scuola non è un posto qualunque. È il luogo principale dove attivare politiche di integrazione.

E se quei bambini accettando di frequentare la scuola hanno mostrato con le loro famiglie di voler rispettare le regole dello Stato quello stesso Stato allontanandoli con la forza da quel Campo, senza un’alternativa almeno per fargli continuare a frequentare la stessa scuola, gli ha precluso la possibilità di mantenere un rapporto di fiducia.

Per qualcuno di quei bambini continuare a frequentare quella scuola potrebbe significare avere un futuro diverso. Così invece li si condanna all’emarginazione senza alcuna possibilità di riscatto. La scena di quella separazione tra bambini di una stessa classe così improvvisa, incomprensibile e dolorosa della nostra scuola di Casalbertone ci ha riportato alla mente un’altra, quella avvenuta nel Collegio di Fointanebleau, gennaio 1944, raccontata nel film di Louis Malle Arrivederci, ragazzi.

Lì il viaggio dei bambini allontanati, dopo la delazione di un compagno povero e zoppo, licenziato e allontanato per un piccolo furto,si concluderà drammaticamente verso altri tipi di campi, quelli nazisti di sterminio. Il film si interroga e ci interroga sulle imprevedibili strade che sentimenti di rancore e odio instillati in un ragazzo possono prendere in seguito. E questa è anche la nostra riflessione, oggi:

quali saranno i sentimenti di quei bambini? Quanto rancore proveranno verso le istituzioni che li hanno allontanati dalla loro scuola, dalle loro maestre, dai loro compagni di scuola?

Noi riteniamo sia stato commesso un errore o peggio e per questo chiediamo a Lei ed altri suoi colleghi un intervento, presso il Prefetto, il Ministro dell’Istruzione, il Ministro dell’Interno per consentire a quei bambini di poter continuare ad andare a scuola, di poter stare nella propria classe, di poter ricevere la propria pagella.

Aspettiamo, fiduciosi. Grazie per la sua attenzione. FIRMATO: Un gruppo di genitori della scuola elementare Randaccio – Casalbertone”.

Fonte: Vita

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