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Pubblicità e azzardo: che fine ha fatto il decreto per attuare il divieto in tv?

La Legge di Stabilità 2016 vieta dalle 7 alle 22 qualsiasi spot dell’azzardo sulle televisioni commerciali di natura generalista. Peccato che il decreto attuativo previsto per rendere effettiva la norma e stabilire le relative sanzioni non sia ancora arrivato. Dove si sarà insabbiato? Siamo al solite.

Che fine ha fatto il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo? La Legge di Stabilità 2016 lo prevedeva, seppur parzialmente e seppur con parole sibilline, ma nessuno ne ha più notizia. Se ne parla, si promette. Si fanno persino convegni sugli effetti del divieto della pubblicità su televisioni e “media generalisti” ma di quel divieto, appunto, nessuna traccia.

Dove sta il decreto?

Parliamo del decreto attuativo che il Ministero dell’Economia e delle Finanze – di concerto con il Ministero della Salute e sentita l’Agicom – avrebbe dovuto stilare e adottare entro 120 giorni dall’entrata in vigore della Legge di Stabilità 2016 per dare concretezza al divieto – parziale – di pubblicità su cui il Governo si è formalmente impegnato. Se la matematica non è un’opinione, siamo quasi a giugno e di giorni ne sono passati 150, non 120. Quanti ne passeranno ancora? Ecco l’ennesimo ritardo, sopo quello sulla convocazione della Conferenza Unificata Stato-Regioni, su un punto non particolarmente complesso, ma particolarmente urgente per i cittadini. Evidentemente, i rappresentati dei cittadini ritengono che le urgenze siano altre e altrove.

Non basta, perché a bloccare tutto è anche un secondo decreto mancante. Il comma 939 dell’art. 1 della Legge di Stabilità 2016 prevede esplicitamente il divieto di “pubblicità di giochi con vincita in denaro nelle trasmissioni radiofoniche e televisive generaliste, dalle ore 7 alle ore 22 di ogni giorno. Sono esclusi dal divieto i media specializzati individuati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico”: anche questo decreto manca all’appello.

La vera lobby è quella del non fare

Nostre fonti affermano che una bozza di decreto per individuare i “media specializzati” esclusi dal divieto vi sia. Altre fonti ci confermano che si è arenata sul solito tavolo del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Una storia che si ripete, noiosa e infinita, già vista al tempo del dibattito sulla Legge delega finita poi in un nulla di fatto. Anche lì, in sede di Delega Fiscale, esattamente un anno fa, si doveva introdurre il divieto di pubblicità dell’azzardo, ma non se ne fece nulla perché il sottosegretario Baretta fece scadere i termini.

LEGGI: Legge delega fine corsa per il fronte pro-slot.

Siamo al solito colpo delle lobbies? Fosse così, resterebbe da chiedersi: di quali lobbies? Quelle dell’inconcludenza, probabilmente.

Anche perché, stando alle ultime rilevazioni, quasi tutti gli operatori di settore appaiono propensi a accettare un divieto totale di pubblicità sui media generalisti, tanto che hanno già auto applicato – salvo alcuni battitori liberi del settore online – il divieto di trasmettere spot in fascia protetta. Poca cosa, certo, ma non spetta a loro dettare le regole e, per una volta, chi dovrebbe applicarle non sembra avere pressioni esterne particolarmente forti dal settore dell’azzardo legale. Quindi è bene chiedersi il perché di tanto attendismo non richiesto. Per una volta, quindi, non alla (o alle) lobby di operatori e i concessionari di gioco che il cittadino dovrebbe chiedere spiegazioni, ma direttamente al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Fermi all’ennesimo spot

Tra gli operatori del settore del gioco pubblico la voce che circola è che ci cerchi di arrivare a una decisione “di compromesso” – nel senso che non comprometta troppo i propri incassi – siano le tv generaliste e i loro editori. A questi, come già si era visto in sede di dibattito sulla Legge di Stabilità 2016, non piace quel divieto dalle 7 alle 22,soprattutto alla vigilia dei campionati europei di calcio estivi quando, a margine delle trasmissioni sportive, si apre un grande spazio per gli investimenti soprattutto da parte di società di scommesse online.

C’è chi scommette – è il caso di dirlo – che proprio quelle trasmissioni sportive verranno escluse dal divieto. Staremo a vedere, se ci sarà qualcosa da vedere. Perché del divieto di pubblicità dell’azzardo previsto in Stabilità 2016 non si ha alcuna traccia: mancando il decreto attuativo, necessario quando certe norme sono scritte in maniera poco chiara al solo fine di essere interpretate, siamo fermi allo spot. L’ennesimo.

Fonte: Vita

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