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Caratteristiche e transizione del Non profit in Italia

Verrà presentato oggii venerdì 1 luglio a Milano il numero 1/2016 della rivista Politiche Sociali, edita da Il Mulino, nell’ambito del convegno “Il non profit: conoscenza, cambiamento e riforme”, organizzato dalla Facoltà di Scienze Politiche e Sociali, il Dipartimento di Sociologia, il Centro di Ricerche sulla Cooperazione e sul non profit, il Centro di ricerca WWELL dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. (Scopri di più su: http://irisnetwork.it/2016/06/rivista-politiche-sociali-1-2016/)

La rivista propone un focus monografico su “Caratteristiche e transizioni del non profit in Italia”, a cura di Massimo Campedelli e Giovanni Battista Sgritta, con contributi di Massimo Lori e Emmanuele Pavolini, Fiorenza Deriu e Daniela De Francesco, Gian Paolo Barbetta e Rosangela Lodigiani, Sandro Busso e Enrico Gargiulo; un excursus sulle trasformazioni economiche, politiche e sociali delle organizzazioni non profit che offre un’analisi del fenomeno da diversi punti di osservazione ed analisi.

Campedelli e Sgritta nel paper “Il non profit: conoscenza e cambiamento” illustrano l’idea di fondo che ha guidato la costruzione del numero; un approccio evidence based strutturato sull’intreccio fra i dati e le informazioni sulla natura, la tipologia, i quadri normativi, i compiti, le funzioni del settore con i cambiamenti strutturali sopravvenuti nella realtà socio-economica e culturale italiana (crisi economica, indebolimento dei sistemi di welfare, riforma della PA, riorganizzazione del settore).

Un’idea che è stata sviluppata su tre macro-temi:

  • Perimetro concettuale (tutt’altro che stabile): l’immagine presentata è quella di un settore sempre più orientato verso un modello assai vicino alla logica e alle modalità operative delle imprese for profit. Un privato sociale che offre vere e proprie attività imprenditoriali e s’impone sul mercato in quanto attore in grado di offrire occupazione e produrre utile, ma anche alle prese con una crisi identitaria in quanto la mission, i valori e gli obiettivi sono rimasti di carattere sociale ma, operativamente, ci si sta sempre di più avvicinando a modelli esecutivi tipici del for profit.
  • Rapporto tra lavoro retribuito e lavoro volontario: crescita occupazionale e questioni contrattuali, economiche, organizzative, sindacali, etiche sono divenute facce di uno stesso poliedro, causando non poche tensioni, sia internamente ai singoli attori sia tra diverse tipologie di attori.
  • Identità e rappresentanza: rinvia alla pluralità delle forme organizzative e giuridiche riconducibili a questo composito mondo, a cui sono associate sia dinamiche di radicalizzazione identitaria sia utilizzo strumentale delle opportunità che ogni tipologia consente.

Nell’articolo viene presentata anche la condizione femminile nelle imprese for profit e non profit, evidenziando come le similitudini tra i due settori si avvertano sul piano dell’accesso alle posizioni di vertice e dei livelli di remunerazione. Questo tema è oggetto centrale anche nello studio condotto da Fiorenza Deriu e Daniela De Francesco “Differenze di genere nell’occupazione, l’organizzazione e la gestione delle istituzioni non profit in Italia”. Qui emerge come “[…] il settore non profit tenda a riproporre le stesse asimmetrie di condizione e di potere tra uomini e donne delle imprese for profit, che è un dato ampiamente riscontrabile nella letteratura internazionale e, almeno in parte, in quella nazionale. […] Se si focalizza, poi, l’analisi sul management e le posizioni di vertice, si conferma ancora una volta una presenza predominante della componente maschile ai livelli alti della dirigenza e di quella femminile nei ruoli esecutivi e di erogazione dei servizi (Gibelman 2000)”. Ciononostante la gestione delle risorse umane all’interno delle organizzazioni non profit appare comunque trasparente ed equa.

Massimo Lori ed Emmanuele Pavolini nell’articolo “Cambiamenti organizzativi e ruolo societario delle organizzazioni di Terzo settore”riflettono sul rapporto tra crescita quantitativa e qualitativa del settore: aumentando il numero di imprese sociali aumenta analogamente il numero di posti di lavoro, creando un impatto occupazionale rilevante; molte organizzazioni però non vivono a lungo, cambiano assetto o cessano attività, fenomeno che mette in crisi la continuità, sia in termini di qualità che di occupazione.

Anche i paper di Gian Paolo Barbetta e Rosangela Lodigiani (“In or out? Le societa? di mutuo soccorso tra Terzo settore e welfare plurale”) e Sandro Busso e Enrico Gargiulo (“Convergenze parallele: il perimetro (ristretto) del dibattito italiano sul Terzo settore”) si inseriscono nella riflessione sulle trasformazioni del settore, in particolare in relazione alle società di mutuo soccorso (loro natura, finalità, settori di intervento, con focus sul beneficio o meno di includere questa categoria tra le organizzazioni di Terzo settore) e in relazione al dibattito sulla Riforma del Terzo Settore (che ora ha concluso il suo iter legislativo con l’approvazione della legge quadro, 106/2016).

I temi dibattuti stimolano la riflessione su un settore in continua trasformazione; non è facile stare al passo con una realtà così dinamica che, a volte, sembra captare il bisogno ancor prima che questo sia socialmente percepito.

Fonte: ConfiniOnline

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