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Approvata la riforma del welfare della regione lazio. ecco cosa prevede.

Si ispira alla legge quadro nazionale, la 328/2000, la nuova riforma dei servizi sociali approvata dal Consiglio Regionale del Lazio. Attesa da quasi 16 anni, ha visto la commissione competente e l’Aula lavorarci negli ultimi tre. Questa legge vede la luce in un momento particolarmente rilevante per il sistema del welfare della Regione, dato che si sta lavorando anche alPiano sociale regionale, quello che sarà lo strumento principe nella programmazione delle politiche sociali del prossimo triennio. Piano che vede l’intervento di consulenza e assistenza tecnica da parte dell’Associazione Oasi.

La riforma è nata proponendosi alcuni obiettivi. Innanzitutto, vuole dar vita ad un modello di welfare aperto alla partecipazione sistematica delle associazioni, delle organizzazione del Terzo Settore e delle imprese impegnate nel sociale, oltre che dei soggetti pubblici, per definire gli interventi e la progettazione delle politiche sociali. Si tratterà anche di un welfare “plurale”, la cui governance sarà basata sulla gestione dei servizi da parte dei comuni in forma associata. La riforma si propone di rendere anche più efficace ed efficientela programmazione, dell’organizzazione e della gestione dei servizi e di essere più adeguata nell’ascolto e nel riconoscimento dei bisogni dei cittadini più deboli.

Andando nel dettaglio, la Regione Lazio sul sito dell’assessorato alle politiche sociali identifica così gli elementi cardine della riforma:

La finalità della riforma dei servizi sociali. L’obiettivo che la Regione Lazio persegue è garantire i diritti di cittadinanza sociale, promuovere la dignità della persona, sia come singola, sia inserita nella famiglia, nella comunità e nelle formazioni sociali in cui essa si realizza, promuovendone l’autonomia di vita e l’inclusione sociale.

I destinatari delle politiche sociali “integrate”. La proposta di legge, nel capo secondo, individua i soggetti verso i quali la Regione, in via prioritaria, attua le politiche sociali integrate: famiglia (compresi i nuclei monoparentali) e minori, persone con disabilità, disagio psichico, affetti da Alzheimer, anziani, immigrati e minoranze, persone vittime di violenza e donne incinte o madri in situazione di disagio sociale, persone sottoposte a provvedimenti penali, persone dimesse dagli ex ospedali psichiatrici giudiziari, persone senza dimora, persone con dipendenze, persone svantaggiate con necessità di alloggio o di inserimento lavorativo, tra cui i padri separati o divorziati. Sempre in tema di lavoro, il testo incentiva quello a distanza per agevolare l’armonizzazione dei tempi di vita e di lavoro con gli impegni di cura familiare.

Verso l’omogeneità dei servizi nei diversi territori del Lazio. Il testo, nel capo terzo, fissa anche le tipologie di prestazioni essenziali da assicurare in modo uniforme a livello di distretto socio-assistenziale, senza differenze tra comuni grandi e piccoli o tra diversi territori della Regione. Si tratta del recepimento di uno dei punti decisivi della legge 328/2000, ovvero i livelli essenziali di prestazione sociale, e l’inizio del superamento di una delle disfunzioni storiche del sistema di welfare regionale, ovvero una forte disomogeneità nell’erogazione dei servizi nei diversi territori della nostra regione. Introdotto, con emendamento approvato in aula, il riconoscimento e il supporto della figura del caregiver familiare, ossia la persona che volontariamente si prende cura di una persona non autosufficiente.

La gestione associata dei servizi sociali. Il capo quarto introduce il concetto di gestione associata dei servizi sociali, per migliorare la qualità degli interventi e della spesa. La nuova legge prevedrà la possibilità di mantenere a livello comunale soltanto quei servizi che hanno non rilevanza sanitaria e che comportano una modesta complessità gestionale. Tutti gli altri interventi dovranno essere gestiti invece a livello associato. La riforma ribalterà radicalmente anche i meccanismi finanziari della spesa sociale. Finora i comuni utilizzavano le risorse dei propri bilanci esclusivamente per i servizi da essi stessi singolarmente erogati ai loro cittadini, mentre i piani sociali di zona distrettuali venivano finanziati quasi interamente dalla Regione per fornire soltanto servizi integrativi all’offerta comunale. Con il trasferimento delle funzioni saranno potenziati i livelli organizzativi di cui al capo quinto, ovvero gli organismi e gli uffici dei distretti socio-assistenziali, attraverso il distacco del personale degli uffici dei singoli comuni dedicati ai servizi sociali.

Piano sociale regionale e sistema informativo dei servizi sociali. Il capo sesto disciplina il Piano sociale regionale, che sarà lo strumento privilegiato della programmazione delle politiche sociali sul territorio. Per la stesura del Piano è previsto esplicitamente il coinvolgimento degli organismi del Terzo settore, delle organizzazioni sindacali e delle Asl. La Regione avrà l’obbligo di verificare la coerenza dei piani sociali di zona con il Piano regionale e il loro stato di attuazione. Nasce poi il Sistema informativo dei servizi sociali della Regione (Siss) che organizza, anche in collaborazione con l’Osservatorio permanente sulle famiglie, i vari flussi informativi provenienti da tutti i soggetti coinvolti dalla nuova legge, con una impostazione di tipo “open data”.

Convenzioni tipo tra comuni associati e Asl. Comuni associati e Asl, come specificato dall’articolato del capo settimo della proposta di legge, saranno obbligati ad adottare una specifica convenzione per l’integrazione socio-sanitaria, secondo uno schema-tipo che sarà approvato dalla Giunta regionale. Il raggiungimento degli obiettivi di integrazione sarà un elemento fondamentale per la valutazione sia per i responsabili dei piani sociali di zona, sia per i direttori dei distretti sanitari. Inoltre la legge stabilisce il potenziamento della Conferenza locale per la sanità (che riunisce i sindaci dei comuni di ciascuna Asl), che verrà trasformata nella Conferenza locale sociale e sanitaria. E soprattutto viene normata con precisione la presa in carico integrata della persona attraverso i Punti unici di accesso alle prestazioni sociali, socio-sanitarie e sanitarie, e viene adottato il modello di integrazione basato sul budget di salute.

Osservatorio regionale, carta dei diritti e anagrafe dei servizi sociali. Al capo ottavo la legge prevede una serie di strumenti per garantire la qualità degli interventi e dei servizi: la nascita dell’Osservatorio regionale delle politiche sociali; l’adozione da parte dei comuni di una carta dei diritti di cittadinanza sociale; l’attuazione di processi di valutazione da parte dei cittadini e delle associazioni di tutela degli utenti; l’anagrafe elettronica dei servizi sociali. L’affidamento dei servizi dovrà avvenire sulla base della qualità oltre che del prezzo.

Integrazione tra interventi sociali e sanitari. “Integrazione” è una delle parole-chiave della proposta di legge in esame ed è espressamente disciplinata dagli articoli del capo nono. Non solo integrazione tra i servizi, tra i Comuni, ma tra gli interventi sociali e quelli sanitari a livello di programmazione, organizzazione, erogazione e finanziamento. È la fine di quello scollamento tra sistema sociale e sanitario che, a detta dei proponenti, tanto danno ha prodotto sia in termini di qualità degli interventi, sia in termini di speco di risorse.

Piani di zona distrettuali: finanziati dai comuni e integrati della Regione. I Comuni dovranno inoltre destinare la maggior parte delle loro risorse al finanziamento dei piani di zona distrettuali e la Regione interverrà con fondi integrativi per riequilibrare e garantire servizi uniformi su tutto il territorio. La nuova legge sarà finanziata, per l’anno in corso, attingendo ai capitoli di spesa già iscritti nelle disponibilità del 2016 dell’assessorato alle Politiche sociali, per circa 150 milioni di euro, di cui 80 derivanti da assegnazioni statali, 25 da risorse comunitarie.

Fonte: OasiSociale

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