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Terzo settore: la riforma punta su controllo e trasparenza

La riforma del Terzo settore identifica tra i propri obiettivi la revisione in modo organico della disciplina civilistica e fiscale di associazioni e fondazioni per garantire una maggiore trasparenza, interna ed esterna, nell’operato degli enti e facilitare il controllo sugli stessi sia da parte dello Stato che da parte dei terzi. L’assoggettamento degli attori del Terzo settore al controllo del Ministero del Lavoro sarà condizione fondamentale per poter fruire di finanziamenti pubblici, fondi privati raccolti attraverso pubbliche sottoscrizioni e fondi europei.

L’attuale disciplina, settoriale e particolarmente frammentata, se da un lato concede agli enti non commercialiagevolazioni fiscali e semplificazioni notevoli dall’altro, spesso, non richiede degli adempimenti pubblicitari a garanzia della trasparenza nella gestione dell’ente e dei risultati raggiunti con le risorse impiegate.
A conferma di questo, a titolo esemplificativo, si ricorda come per il 5×1000 o per le attività di raccolta pubblica di fondi pur essendo previsti specifici obblighi di rendicontazione gli stessi assolvono esclusivamente una funzione informativa interna (verso associati) e/o verso l’Amministrazione finanziaria. Attualmente, quindi, non si rileva nel nostro ordinamento alcun provvedimento normativo che preveda l’onere di esternalizzare irisultati globali di gestione dell’ente ovvero dell’impiego dei contributi e fondi eventualmente ricevuti.
Fonte: IPSOA

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