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Editoria, la riforma è legge

La Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge A.C. 3317-3345 -B, il cui testo non è ancora stato pubblicato.


Il 4 ottobre 2016 l’Assemblea della Camera ha approvato definitivamente l’A.C. 3317-3345-B, “Istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico per il settore dell’editoria e dell’emittenza radiofonica e televisiva locale, della disciplina di profili pensionistici dei giornalisti e della composizione e delle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Procedura per l’affidamento in concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale”.

Il testo era stato approvato in prima lettura dalla Camera il 2 marzo 2016 ed in seconda lettura dal Senato, con modifiche, il 15 settembre 2016.

L’A.C. 3317-3345 -B, in particolare, istituisce un nuovo Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e delega il Governo a ridefinire la disciplina del sostegno pubblico all’editoria e all’emittenza radiofonica e televisiva locale (al contempo recando alcune disposizioni precettive), nonché la disciplina relativa a profili pensionistici dei giornalisti e a composizione e competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Reca, inoltre, disposizioni inerenti i giornalisti, nonché il sistema distributivo e la vendita dei giornali.
Infine, disciplina la procedura per l’affidamento in concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale e la durata della stessa e fissa un limite massimo retributivo per amministratori, dipendenti, collaboratori e consulenti del soggetto affidatario della medesima concessione.

Ecco, nel dettaglio, alcuni aspetti della nuova legge sull’editoria.

1) Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione

L’art. 1 prevede l’istituzione nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, destinato al sostegno dell’editoria e dell’emittenza radiofonica e televisiva locale, che sostituisce, fra l’altro, il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione di cui la legge di stabilità 2016 (L. 208/2015) ha previsto l’istituzione presso il Ministero dello sviluppo economico, destinandolo (solo) al sostegno dell’emittenza televisiva e radiofonica locale.

Al Fondo affluiscono:
a) le risorse statali destinate al sostegno dell’editoria quotidiana e periodica;
b) le risorse statali destinate all’emittenza radiofonica e televisiva in ambito locale;
c) quota parte – fino a 100 milioni di euro annui per il periodo 2016-2018 – delle eventuali maggiori entrate derivanti dal canone RAI;
d) le somme derivanti dal gettito annuo di un contributo di solidarietà, pari allo 0,1% del reddito complessivo dei: concessionari della raccolta pubblicitaria sulla stampa quotidiana e periodica, sui mezzi di comunicazione radiotelevisivi e digitali; società operanti nel settore dell’informazione e della comunicazione che svolgano raccolta pubblicitaria diretta; altri soggetti che esercitano l’attività di intermediazione nel mercato della pubblicità attraverso la ricerca e l’acquisto, per conto terzi, di spazi sui mezzi di informazione e di comunicazione, con riferimento a tutti i tipi di piattaforme trasmissive, compresa la rete internet.

Il Fondo è ripartito annualmente tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dello sviluppo economico, per gli interventi di rispettiva competenza, sulla base dei criteri stabiliti con DPCM. Una determinata percentuale del Fondo potrà essere destinata al finanziamento di progetti comuni che incentivino l’innovazione dell’offerta informativa nel campo dell’informazione digitale attuando obiettivi di convergenza multimediale.

I requisiti soggettivi, i criteri e le modalità per la concessione dei finanziamenti sono stabiliti con ulteriore DPCM, sottoposto al parere delle Commissioni parlamentari.

La destinazione delle risorse del Fondo assegnate alla Presidenza del Consiglio dei Ministri è stabilita annualmente con altro DPCM.

Nei limiti delle risorse del Fondo è prevista l’erogazione di un contributo per il sostegno delle spese sostenute per l’utilizzo di servizi di telefonia e di connessione dati, che sostituisce le attuali riduzioni tariffarie previste per imprese editrici, imprese di radiodiffusione sonora, anche a carattere locale, imprese di radioffusione televisiva a carattere locale. I soggetti beneficiari, i requisiti di ammissione, le modalità, i termini e le procedure per l’erogazione del contributo devono essere definiti con un regolamento di delegificazione.

2) Ridefinizione della disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici e sostegno agli investimenti per l’innovazione dell’offerta informativa

L’art. 2, co. 1-2 (ad eccezione della lett. l)), delega il Governo a ridefinire la disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici e a incentivare gli investimenti per l’innovazione dell’offerta informativa.

In particolare, si prevede la ridefinizione della platea dei beneficiari dei contributi, stabilendo quale condizione necessaria per il finanziamento l’esercizio esclusivo, in ambito commerciale, di un’attività informativa autonoma e indipendente, di carattere generale e la costituzione come:
– cooperative giornalistiche;
enti senza fini di lucro o imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale sia da essi interamente detenuto;
– limitatamente a cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, imprese editrici di quotidiani e periodici la maggioranza del cui capitale è detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali senza fini di lucro.

Inoltre, si prevede il mantenimento dei contributi, con la possibilità di definire criteri specifici sia per i requisiti di accesso, sia per i meccanismi di calcolo dei contributi, per:
– imprese editrici di quotidiani e di periodici espressione delle minoranze linguistiche;
imprese ed enti che editano periodici per non vedenti e ipovedenti;
– associazioni dei consumatori;
– imprese editrici di quotidiani e di periodici italiani editi e diffusi all’estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero.

Sono, invece, esclusi esplicitamente dai contributi: organi di informazione di partiti o movimenti politici e sindacali; periodici specialistici; imprese editrici di quotidiani e periodici che fanno capo a gruppi editoriali quotati o partecipati da società quotate in borsa.

Ulteriori requisiti riguardano la riduzione a 2 anni dell’anzianità di costituzione dell’impresa e di edizione della testata, il regolare adempimento degli obblighi derivanti dai contratti collettivi nazionali o territoriali di lavoro, l’edizione della testata in formato digitale (eventualmente anche in parallelo con l’edizione in formato cartaceo), l’obbligo di dare evidenza, nell’edizione, di tutti i contributi e finanziamenti ricevuti; l’obbligo di adottare misure idonee a contrastare ogni forma di pubblicità lesiva dell’immagine e del corpo della donna.

I criteri direttivi per il calcolo dei contributi riguardano: la previsione di un tetto massimo al contributo liquidabile a ciascuna impresa, la graduazione del contributo in funzione del numero di copie annue vendute (comunque non inferiore al 30 % delle copie distribuite per la vendita per le testate locali e al 20% per le testate nazionali), la valorizzazione delle voci di costo legate alla trasformazione digitale, la previsione di criteri premiali per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratori di età inferiore a 35 anni e per azioni di formazione, nonchè per l’attivazione di percorsi di alternanza scuola-lavoro, la previsione di criteri di calcolo specifici per le testate on line che producono contenuti informativi originali, la riduzione del contributo per le imprese che superano, nel trattamento economico del personale, dei collaboratori e degli amministratori, il limite massimo retributivo di € 240.000 annui.

Altri criteri direttivi riguardano la definizione di regole di liquidazione dei contributi quanto più possibili omogenee e la semplificazione del procedimento, per accorciare i tempi di liquidazione, nonché l’introduzione di incentivi agli investimenti in innovazione digitale e di finanziamenti per progetti innovativi presentati da imprese editoriali di nuova costituzione.

Nell’ambito della delega, si prevede, inoltre, l’incentivazione fiscale degli investimenti pubblicitari incrementali su quotidiani e periodici, nonchè sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, riconoscendo un particolare beneficio agli inserzionisti di micro, piccola o media dimensione e alle start up innovative.

I decreti legislativi devono essere adottati entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge.

L’art. 3, co. 1-3, reca disposizioni applicabili a decorrere dai contributi relativi all’anno 2016 e che riguardano, fra l’altro, il contributo massimo liquidabile a ciascuna impresa, l’erogazione del contributo in due rate, i tempi e le modalità di presentazione delle domande, l’introduzione della definizione di testata.

L’art. 3, co. 4, lett. c), reca, invece, la definizione di quotidiano on line.

http://www.camera.it

Fonte: nonprofitonline

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