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“Giovani, volontariato e nuova impresa sociale”

Vi segnaliamo l’articolo di Sandra Gallerini (Cesvot) e Fabio Lenzi (Iris – Idee & Reti per l’Impresa Sociale) pubblicato nel numero 7/2016 della rivista Impresa Sociale.
Vi segnaliamo l’articolo di Sandra Gallerini (Cesvot) e Fabio Lenzi (Iris – Idee & Reti per l’Impresa Sociale), “Giovani, volontariato e nuova impresa sociale”, pubblicato nel numero 7/2016 della rivista Impresa Sociale.

Nell’articolo si tratta del matching tra cultura del volontariato e impresa sociale collegato all’autoimprenditorialità giovanile, oltre ad offrire uno spunto sull’analisi dei rapporti tra agire privato e agire pubblico, agire economico e agire sociale.

Ecco il link all’articolo sul sito della rivista Impresa Sociale, di cui di seguito vi proponiamo:

Abstract

Quali percorsi possono favorire il matching tra cultura del volontariato e impresa sociale? Negli ultimi anni Cesvot ha cercato di rispondere a questa domanda di ricerca attraverso alcuni studi svolti in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze (Raffini, 2015) e Iris – Idee & Reti per l’Impresa Sociale (Lenzi, Regine, 2015). Nonostante non ci sia un dialogo costante con le imprese e una progettualità comune nel tempo, il volontariato sembra attento alle attività dei cosiddetti incubatori di startup, soprattutto se finalizzati alla valorizzazione e accompagnamento di piccole associazioni che abbiano idee d’impresa innovative. La triangolazione giovani-volontariato-imprenditoria sociale sembra essere il fulcro di un possibile processo di reinvenzione dei rapporti tra agire privato e agire pubblico, agire economico e agire sociale, capace di offrire risposte innovative ai bisogni sociali e al tempo stesso alla creazione di lavoro.

Cesvot ha indagato il mondo del volontariato come ambito privilegiato di sviluppo di pratiche di innovazione sociale e quindi come potenziale incubatore di nuovi modelli di imprenditorialità sociale giovanile in cui la dimensione economica-strumentale si coniuga alla dimensione sociale e solidale. Attraverso focus group territoriali, prima, e un percorso laboratoriale con le associazioni socie, poi, Cesvot, integrando metodologie quantitative e qualitative, ha coinvolto attivamente associazioni di volontariato che hanno sviluppato pratiche di innovazione sociale, cooperative sociali (selezionate fra le più attive in tema di innovazione e che si configurano come imprese sociali de facto) e imprese sociali ex lege (i cui consigli di amministrazione siano caratterizzati dalla predominanza di giovani under40).

Introduzione

Il non profit riveste un ruolo determinante per lo sviluppo dei territori; dai dati del primo Rapporto “Coesione è Competizione” curato da Fondazione Symbola e Unioncamere nel 2014 emerge una forte correlazione tra performance economica, coesione e benessere del territorio (Symbola, Unioncamere, 2014): la coesione sociale e il legame con il territorio hanno inoltre un effetto di ammortizzatore e di perequazione, una sorta di rete di protezione contro la crisi. In alcune regioni in cui la crisi economica ha colpito più duramente, un tessuto sociale particolarmente coeso e vitale ha fatto sì che gli effetti sulla riduzione del benessere territoriale fossero più blandi o, comunque, distribuiti in maniera più equa; laddove invece, pur a parità di intensità negativa del ciclo economico, la coesione territoriale è risultata meno evidente, più intenso è stato l’impatto sull’equità e sul benessere territoriale (Venturi, Zandonai, 2014a). Il nuovo Rapporto “Coesione è Competizione” (Symbola, Unioncamere, 2016) conferma questo trend, sottolineando la centralità, in questo processo, delle imprese coesive, ossia quelle imprese fortemente legate alla comunità di appartenenza e al territorio in cui operano, che investono nel benessere economico e sociale, nelle competenze e cura dei propri lavoratori, nella sostenibilità e nella qualità, che sono radicate nella filiera territoriale e tese a soddisfare le esigenze di fornitori, clienti e stakeholder, e che hanno relazioni con il nonprofit e le istituzioni territoriali.

Ancor prima dell’annuncio della riforma del Terzo settore, a partire dal 2013 Cesvot ha intrapreso un filone di studi sul tema dell’impresa sociale, in particolare guardando al volontariato come ambito privilegiato di sviluppo di pratiche di innovazione sociale e, quindi, come potenziale incubatore di nuovi modelli di imprenditorialità sociale – soprattutto giovanile – in cui la dimensione economica si coniuga a quella sociale e solidale. Dopo un primo studio dedicato alla natura giuridica, al corpo sociale e alle attività svolte dalle imprese sociali ex lege presenti in Toscana (Bagnoli, Toccafondi, 2013), negli anni a seguire sono stati presi in esame i modelli di impresa sociale che – in particolare in ambito sanitario e socio-sanitario – evidenziano una correlazione tra volontariato e impresa sociale. In questo saggio si illustrano alcune chiavi di lettura di questa correlazione, partendo dal presupposto che l’imprenditoria sociale è uno strumento innovativo per fare economia, secondo una logica fondata sulla cooperazione/collaborazione paritaria, su ideali comuni, sulla relazionalità e l’inclusione sociale, e interrogandoci se e come può essere una valida risposta alla crisi.

http://www.rivistaimpresasociale.it

Fonte: NonProfit online

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