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Donate alle associazioni le bici abbandonate e riparate dai ragazzi disabili

Accade a Torino. Del progetto “Biciclabile” si sono occupate due cooperative sociali su mandato dell’assessorato al welfare, di recente rilevato dalla pentastellata Sonia Schellino. I ragazzi disabili sono stati scelti tra quanti, pur avendo frequentato corsi d’avviamento, non sono riusciti a trovare un impiego

ROMA – Le prime trenta sono già pronte: nei prossimi giorni verranno distribuite al Sermig, al Servizio adulti in difficoltà e ad altre delle realtà che compongono lo sfaccettato mondo del sociale torinese. A vederle ora sembrano nuove, ma per mesi sono rimaste a languire nel deposito dei vigili urbani di via Druento; è qui che vengono portatele bici abbandonate a ogni angolo di strada del Capoluogo sabaudo; modelli spesso datati, che a volte possono restare incatenati per mesi a pali e ringhiere, prima dell’intervento dei civich: il caso più frequente è quello in cui un ladro decide nottetempo di portarne via sella e cerchioni, e il legittimo proprietario, non avendo voglia di contattare il servizio rifiuti ingombranti, preferisce abbandonare al suo destino il telaio.

A prendersene cura d’ora in poi, quando le bici non verranno reclamate, sarà una piccola officina artigiana affacciata sul lungo Po “Antonelli”: si chiama, semplicemente, “La Bici” ed è il cuore di un progetto appena lanciato dalle cooperative sociali “Agridea e “Strana Idea”, su mandato dell’assessorato torinese al Welfare, di recente rilevato dalla pentastellata Sonia Schellino. Nei mesi scorsi, due tecnici del laboratorio hanno insegnato, a titolo puramente volontario, il mestiere ad altrettanti ragazzi con disabilità intellettive, selezionati tra quanti, pur avendo frequentato i programmi d’avviamento del Comune, non sono ancora riusciti a trovare un lavoro. Saranno questi ultimi a farsi carico della revisione delle biciclette recuperate negli hangar di via Druento: ne ripareranno i freni, ne olieranno le catene e ne lucideranno i telai, dopo avervi tolto la ruggine, fin quando ogni modello sembrerà appena uscito dalla fabbrica, come le prime trenta esposte all’inaugurazione di due giorni fa.

“Una parte delle biciclette – spiega Giovanni Calabrese, funzionario della direzione Servizi sociali del Comune – verrà venduta a prezzo politico per garantire la sostenibilità del progetto: parliamo di cifre contenute all’incirca tra i 40 e i 60 euro. Le restanti verranno regalate ad alcune realtà del volontariato torinese, che in cambio, a loro volta, ci daranno indietro eventuali modelli da riparare o pezzi di ricambio in loro possesso”. A colpire, in effetti, è proprio la piena sostenibilità del progetto, che sembra riflettere molto bene lo stile della neo-assessora Schellino, laureata in economia oltre che in sociologia. “Tra gli elementi positivi di progetti come questo – sottolinea la titolare al eelfare – c’è proprio quello di trasformare in risorsa dei materiali che, da principio, erano destinati alla rottamazione: anziché  andare ad ingolfare le discariche, queste bici saranno presto a disposizione di uomini e donne in situazioni di particolare difficoltà, come i senza dimora che frequentano i dormitori cittadini. Il tutto, senza costi a carico dell’Amministrazione comunale, perché il progetto è strutturato in modo da autosostenersi”.

Fonte: Redattore Sociale

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