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Ecco perché non abbiamo imparato nulla da Srebrenica

Sul quotidiano britannico, The Guardian, Nedžad Avdić, un sopravvissuto del genocidio di Srebrenica, la peggiore strage in Europa dalla seconda guerra mondiale, denuncia il massacro dei civili ad Aleppo est e l’assenza degli aiuti da parte dell’Occidente: così i nostri leader non stanno tradendo solo i siriani, ma tutta l’umanità

Ero un adolescente quando ho affrontato il peggio dell’umanità. Mi ricordo la nostra casa bruciata e la mia famiglia in fuga da Srebrenica, sfidando la speranza di avere almeno una possibilità di sopravvivere. Ricordo le torture e l’odore del sangue. Allora non lo sapevo ancora ma stavo vivendo il più grave genocidio in Europa dalla seconda guerra mondiale.

E più tardi, ricordo la promessa di quel “mai più”.

Quelle promesse sono state spezzate, ora dopo ora, giorno dopo giorno, nell’approfondirsi dell’orrore di Aleppo est. Oltre 500mila persone sono morte dall’inizio della guerra nel 2011. Pensateci. Anni di cluster bombs, di missili e di gas tossici che piovono dal cielo, funerale dopo funerale, morte dopo morte, mentre il mondo resta a guardare il tuo Paese e la tua gente che vengono distrutti.

Ogni volta che pensavamo che la situazione non avrebbe potuto peggiorare, lo ha fatto. E ora, di nuovo, l’orrore sta trovando nuove profondità. Famiglie che non hanno più cibo, acqua e medicine. Non ci sono più ospedali funzionanti, né una singola ambulanza per salvare il numero crescente di malati e feriti. In questa città della morte anche i clown stanno morendo. L’uomo che provava a fermare l’orrore, intrattenendo i bambini e distraendoli per un momento, è morto. Forse questa è la morte della speranza?

Spero di no, perché io sono stato lì, ho guardato la morte in faccia, disperatamente solo. In una notte di metà luglio del 1995, i soldati serbi ci hanno portato in un campo per giustiziarci. Ci hanno spogliato e ci hanno legato le mani dietro la schiena.

Ci hanno messo in fila, cinque per cinque. Davanti ai miei occhi, file e file di cadaveri, vite strappate in un singolo sanguinoso istante. A me hanno sparato allo stomaco, al braccio destro e al piede sinistro, ho sentito un dolore incredibile, mentre gli ultimi respiri degli altri uomini mi riempivano le orecchie. Quando i nostri carnefici se ne sono andati, ho capito che non ero morto e sono scappato con un altro. Per giorni abbiamo continuato a correre, nascondendoci nelle foreste e dormendo nei cimiteri fino a quando abbiamo raggiunto la salvezza nel territorio bosniaco. Allora mi chiesi come il mondo avesse potuto lasciare che questo accadesse.

Nel 2005, il Parlamento europeo ha rilasciato una dichiarazione, condannando il genocidio di Srebrenica e promettendo che “non sarebbe mai più accaduto.” Mi diede la speranza che ciò che avevamo vissuto non fosse stato invano e che avessimo imparato dagli orrori del passato. H ho pensato che la comunità internazionale in futuro avrebbe protetto i civili nelle situazioni di conflitto. Sembra passato moltissimo tempo da allora.

Ho fiducia nell’umanità. Nelle persone del mondo. So che la maggior parte di loro aiuterebbe la gente di Aleppo se potessero. Ma non possono farlo da sole. Solo i nostri leader possono fermare il massacro dei civili ad Aleppo e in tutta la Siria. Il minimo che dovrebbero fare, è assicurare che gli aiuti arrivino a chi ne ha bisogno, se necessario anche paracadutati dall’alto nelle zone assediate. Il fatto che questo non stia avvenendo è un tradimento non solo delle persone di Aleppo e della Siria, ma dei sopravvissuti e delle vittime di tutti i genocidi da cui abbiamo detto che avremmo imparato.

Invece, la parte peggiore dell’umanità è diventata la nuova normalità. Quando ci voltiamo dall’altra parte, stabiliamo il precedente più pericoloso, aumentando le probabilità che la mia esperienza venga ripetuta.

Ho guardato in fondo alla canna di una pistola e so che l’umanità non può permettersi questo. Ve lo dice il sopravvissuto di un genocidio, in gioco qui non c’è solo Aleppo, ma molto di più.

Di Nedžad Avdić – Qui l’articolo originale.

da: Vita

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