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Basket in carrozzina

Viaggio dietro le quinte tra costi, bilanci e volontariato

La rivista mensile dell’Inail Superabile dedica una lunga inchiesta a uno degli sport paralimpici più amati. Tra difficoltà (soprattutto economiche) e un irrefrenabile entusiasmo. L’afroamericano Matt Scott: “In Italia ci vedono come atleti, negli Stati Uniti come disabili”

 

L’afroamericano Matt Scott, asso del basket in carrozzina tra i giocatori più forti del mondo, gareggia nel Porto Torres, una delle squadre più promettenti del campionato italiano. A questo sport, tanto amato nel mondo paralimpico e non solo, è dedicata l’inchiesta del numero di gennaio di SuperAbile Inail, la rivista mensile dell’Istituto per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro sui temi della disabilità, consultabile anche online. Un viaggio tra bilanci societari, costi esorbitanti e sponsor tutti da trovare, che vive e prospera anche grazie a un volontariato forte, motivato e diffuso. Sono tante, infatti, le difficoltà da superare: “Un campionato di serie A – racconta a SuperAbile Inail Silvia Galimberti, responsabile del settore basket in carrozzina della Briantea84 – ha un costo variabile da club a club, ma in media l’ordine di grandezza è di 300mila euro annui: ci sono state squadre costate anche 500 mila euro, altre che si mantengono sotto quella soglia”.

All’interno di questo budget il compenso dei giocatori rappresenta una delle spese principali. Secondo Carlo di Giusto, coach

della Nazionale e da quest’anno anche del Porto Torres, dopo una lunga militanza sulla panchina del Santa Lucia, “in serie A militano giocatori stranieri fra i più quotati, per i quali l’attività sportiva è il solo impegno giornaliero e l’esclusiva fonte di introito personale. Fra gli italiani – precisa – la situazione è più varia, la gran parte devono far convivere gli allenamenti con un’attività lavorativa, con ovvie conseguenze in termini di resa finale”. E tra le stelle internazionali del campionato italiano vi è appunto lo statunitense Scott: appassionato di musica hip hop, amante della buona cucina e fan del regista Quentin Tarantino, dal 2015 vive nella città sarda di Porto Torres, dove è tornato a fine settembre dopo la medaglia d’oro con la Nazionale statunitense a Rio 2016. “Finora nel mio Paese siamo stati visti principalmente come persone disabili – racconta – mentre in altre nazioni, e qui in Italia, percepisco di essere visto in primo luogo come un giocatore di basket. Ecco, spero che l’oro paralimpico contribuisca a far maturare in tutti i miei connazionali questo sguardo”.

Tanti anche gli altri servizi pubblicati sull’ultimo numero del magazine dell’Inail. Tra questi, un portfolio fotografico sull’incredibile storia di Frank Lentini. Venuto alla luce nel lontanissimo 1889 nella città siciliana di Rosolini (SR), era stato definito “castigo di Dio” perché era nato con tre piedi, quattro gambe, sedici dita e due apparati genitali. Le pressioni sociali spinsero il padre a portarlo in America, dove fece la sua fortuna. Si esibì nei freak show con altri artisti disabili come lui, nani, albini, giganti, diventando ovunque una leggenda grazie alla sua terza gamba. Nel 1907 sposò Theresa Murray, da cui ebbe quattro figli. Visse fino all’età di 77 anni. Solo oggi, dopo decenni, la sua terra di origine ha deciso di rendergli omaggio con alcuni eventi e un sito tutto dedicato alla sua avventura umana.

da Redattore Sociale
http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/524216/Basket-in-carrozzina-viaggio-dietro-le-quinte-tra-costi-bilanci-e-volontariato

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