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Povertà educative: note per una buona progettazione

Il vademecum di Federico Mento, direttore di Human Foundation, per la stesura da parte delle organizzazioni del Terzo Settore dei progetti inerenti al Bando per il contrasto delle povertà educative

In queste settimana, decine di organizzazioni del Terzo Settore sono alle prese con la stesura dei progetti inerenti al Bando per il contrasto delle povertà educative.

A mio avviso, il bando presenta una serie di elementi interessanti, a partire dall’enfasi posta sulla valutazione dell’impatto sociale, integrata nel disegno progettuale. Non si tratta, tuttavia, di un passaggio meramente tecnico, quanto piuttosto di un’innovazione profonda che implica un approccio di progettazione differente e più maturo.

Vi è, infatti, il rischio che le organizzazioni tendano a riprodurre l’esistente, assemblando in maniera più o meno armonica, le attività in essere. Un bricolage di azioni che può trasmettere al valutatore di progetto l’idea che la visione alla base della proposta progettuale sia superficiale e poco coerente.

Un primo caveat, dunque, è cercare di identificare e costruire proposte che “rompano” con prassi consolidate, offrendo modelli ed approcci da sperimentare, modellizzare e validare. Del resto, che senso avrebbe fare valutazione d’impatto su pratiche già validate nel tempo?

Secondo caveat, le analisi di contesto non sono esercizi compilativi, è necessario riflettere approfonditamente sui bisogni dei beneficiari, cercando di essere molto puntuali nell’evidenziare l’urgenza e la rilevanza del problema che il progetto intende affrontare. Una proposta che tende a rispondere a più stakeholder può risultare fragile e, da un punto di vista metodologico, molto difficile da valutare con approcci sperimentali e quasi-sperimentali, suggeriti dal bando.

Terzo caveat, l’innovazione è un elemento chiave nella formulazione della proposta, tanto più in un formulario molto snello, come quello proposto da Conibambini (link). Bene lavorare sui processi, meglio evidenziare le innovazione dei modelli di intervento, affinché i servizi siano più efficaci e sostenibili.

Quarto ed ultimo caveat: il Bando è una grande opportunità per far emergere nuove modalità di prevenire e contrastare il fenomeno delle povertà educative, pertanto è necessario costruire partenariati di progetto coerenti con le iniziative che si intendono implementare. Un “fritto misto” di partner può risultare indigesto in sede di valutazione della proposte.

In tal senso, credo che il ruolo dell’organizzazione a cui è attribuito il compito della valutazione, vada al di là di fornire alcune migliaia di caratteri da incollare nel formulario. Piuttosto, penso possa fornire preziose indicazioni per migliorare la proposta, portare la riflessione dalle attività ai processi di cambiamento che l’intervento intende generare rispetto ai beneficiari.

di Federico Mento su Vita: http://www.vita.it/it/article/2017/01/18/poverta-educative-note-per-una-buona-progettazione/142155/

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