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Il “viaggio fatale” dei bambini nel Mediterraneo

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Il “viaggio fatale” dei bambini sulla rotta

del Mediterraneo: 700 morti nel 2016

Nuovo rapporto Unicef denuncia le violenze a cui sono sottoposti bambini e le donne migranti. L’anno scorso è morta una persona su 40 nel tentativo di attraversare il Mediterraneo dalla Libia: 700 erano bambini. A settembre 2016 sono stati identificati in Libia 256 mila migranti, soli un terzo dei bambini

I bambini e le donne rifugiati e migranti subiscono regolarmente violenza sessuale, sfruttamento, abuso e detenzione lungo la rotta del Mediterraneo Centrale, dal Nord Africa all’Italia: è la denuncia contenuta nel nuovo rapporto “Un viaggio fatale per i bambini: la rotta migratoria del Mediterraneo centrale” che Unicef ha presentato oggi. L’anno scorso almeno 4.579 persone sono morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo dalla Libia, 1 su 40 di quelle che hanno tentato. È stato stimato che almeno 700 delle persone che hanno perso la vita erano bambini.

Il rapporto (della serie “Child Alert”) fornisce un quadro accurato dei terribili rischi che I bambini rifugiati e migranti affrontano durante i pericolosi viaggi dall’Africa sub Sahariana alla Libia, fino alla traversata via mare per raggiungere l’Italia. “I tre quarti dei bambini rifugiati e migranti intervistati per una ricerca hanno dichiarato di aver subito violenze, molestie o aggressioni per mano di adulti durante il viaggio, mentre circa la metà delle donne e dei bambini intervistati hanno dichiarato di aver subito abusi sessuali durante la migrazione – spesso, più volte e in diversi punti lungo il viaggio.  – si legge –  La maggior parte dei bambini ha denunciato di aver subito abusi verbali o psicologici, mentre circa la metà di loro ha subito percosse o altri abusi fisici. Fra le ragazze si è registrata una maggiore incidenza degli abusi rispetto ai ragazzi”.

“La rotta del Mediterraneo Centrale, dal Nord Africa all’Europa, è tra quelle al mondo in cui muoiono più persone ed è tra le più pericolose per i bambini e le donne”, ha dichiarato Afshan Khan, Direttore regionale e Coordinatore Speciale dell’Unicef per la Crisi dei Rifugiati e dei Migranti in Europa. “La rotta è per la maggior parte controllata dai trafficanti e da altre persone che vedono come prede i bambini e le donne disperati che sono semplicemente alla ricerca di un rifugio o di una vita migliore. Sono necessarie vie e piani di sicurezza sicuri e legali per proteggere i bambini migranti, per tenerli al sicuro e lontano dai predatori”.

Abusi e violenze. Durante la realizzazione dell’indagine, spiegano gli osservatori, 256 mila migranti sono stati registrati in Libia, compresi 30.803 donne e 23.102 bambini – un terzo dei quali era non accompagnato. Ma i “I dati reali potrebbero essere tre volte più alti”. La maggior parte dei bambini e delle donne hanno indicato di aver “pagato i trafficanti all’inizio del viaggio, rimanendo in molti in debito sotto la formula del ‘pay as you go’ ‘pagare per partire’ ed esposti a abuso, rapimento e tratta”. Le donne e i bambini hanno anche raccontato di “condizioni sovraffollate e molto dure nei centri di detenzione in Libia – sia in quelli gestiti dal Governo sia in quelli gestiti da milizie armate – che comprendevano la mancanza di cibo nutriente e di rifugi adeguati”.   “I bambini non dovrebbero essere costretti a mettere le proprie vite nelle mani di trafficanti semplicemente perché non hanno alternative” ha continuato Khan. “Noi dobbiamo individuare a livello globale i fattori all’origine della migrazione e lavorare insieme per un solido sistema di passaggi sicuri e legali per i bambini in movimento, siano essi rifugiati o migranti”.

Le 6 azioni  per proteggere i bambini.  Unicef  chiede urgentemente ai Governi e all’Unione Europea di supportare e adottare queste azioni: proteggere i bambini rifugiati e migranti, in particolar modo quelli non accompagnati, da sfruttamento e violenza; porre fine alla detenzione dei bambini richiedenti lo status di rifugiato o migranti, introducendo una serie di alternative praticabili: tenere unite le famiglie, come migliore mezzo, per proteggere i bambini e dare loro il riconoscimento di uno status legale; consentire ai bambini rifugiati e migranti di studiare e dare loro accesso a servizi sanitari e di altro tipo, di qualità; chiedere di intraprendere azioni sulle cause che spingono a movimenti di massa di migranti e rifugiati; Promuovere misure che combattano xenofobia, discriminazioni e marginalizzazione nei paesi di transito e di destinazione.  L’organizzazione finora ha fornito a 182.500 bambini rifugiati e migranti diversi servizi e sta sta ampliando il suo programma nel Mediterraneo in Grecia e in Italia, supportando gli sforzi dei Governi per migliorare i servizi di riunificazione familiare e di protezione dei bambini. Ha inoltre firmato un accordo di cooperazione nell’aprile 2015.

Da Redattore Sociale

 

 

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