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5 per mille per 10: uguale a 4 miliardi al non profit

Il numero di aprile di Vita magazine è dedicato alla misura fiscale che in dieci anni ha cambiato la vita del Terzo settore italiano. Intervengono tra gli altri Giulio Tremonti, che varò il dispositivo. E Luigi Bobba che sta seguendo la riforma e che spiega come cambierà

In dieci edizioni (le nove certificate dal 2006 al 2014 dall’Agenzia delle Entrate cui si deve aggiungere la stima relativa al 2015, i cui dati ufficiali non sono stati ancora resi noti) il 5 per mille ha portato nelle casse degli enti scelti dai contribuenti circa 4 miliardi di euro. Un tesoretto che vale una fetta importante di risorse che il nostro Paese destina al suo sistema di welfare (in particolare a onlus, ricerca sanitaria, ricerca scientifica). A impressionare oltre agli importi è anche la curva delle adesioni all’unica misura di sussidiarietà fiscale introdotti nel nostro Paese. I contribuenti che “ci mettono la firma” infatti sono ormai quasi 17 milioni a fronte dei 12,8 che aderirono alla prima edizione. Una crescita costante che fa dire a Giulio Tremonti, l’ideatore e ideologo della formula (intervistato nel numero), che «ormai i tempi sono maturi per passare da un 5 a un 10 per mille».

Cos’hanno reso possibile in questi dieci anni le semplici firme di milioni di italiani sulle loro dichiarazioni dei redditi? E cosa permetteranno nel prossimo futuro? Vita lo ha chiesto a 20 diverse realtà associative, grandi ma anche piccole. L’impressione è che al di là delle somme raccolte, il 5 per mille sia stata recepito da tutti come un’opportunità di messa a fuoco e di rilancio della propria mission. L’appuntamento annuale con i propri sostenitori, lo sforzo per conquistarne di nuovi ha stimolato tutti a rendere chiari i propri obiettivi e ad usare meglio la comunicazione per rendicontare le cose fatte. Il 5 per mille è stata l’occasione di farsi conoscere, di avvicinare persone e mondi che prima venivano ignorati. Naturalmente il 5 per mille ha reso possibile a tante realtà di crescere e di moltiplicare le potenzialità di azione. In tanti casi ha addirittura contribuito a ridisegnare il welfare o la ricerca medico scientifica.

La legge di Riforma del Terzo settore ha dato la delega al Governo per dare un volto definitivo al dispositivo fiscale. I decreti attuativi sono allo studio. Il sottosegretario al Welfare Luigi Bobba anticipa in un’intervista a Vita come sarà il futuro 5 per mille. Un intervento di Stefano Zamagni chiede più equilibrio, rispetto ad una situazione che in questo momento premia soprattutto poche grandi organizzazioni. Dal non profit dicono la loro invece Francesca Pasinelli, direttore generale di Telethon, che auspica che vengano rivisti i tempi di rendicontazione e Raffaella Pannuti, presidente di Fondazione Ant, che sottolinea la necessità di far conoscere meglio il 5 per mille per raggiungere una platea più vasta di contribuenti. Infine da Elena Zanella, fundraiser e blogger, arrivano una serie di preziosi suggerimenti per impostare le campagne che verranno. Che naturalmente saranno sempre più digital.

di Giuseppe Frangi su VITA

 

 

 

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