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Bobba: «Fisco, 5 per mille e impresa sociale. Ecco la mia riforma»

Dopo il via libera agli ultimi tre decreti delegati parla il sottosegretario al Welfare che da tre anni sta seguendo l’iter della legge: «Chi dice che abbiamo favorito l’impresa sociale a scapito del mondo dell’associazionismo non guarda ai numeri reali».

Se la riforma del Terzo settore diventerà norma dello stato a stretto giro (entro il 3 luglio il Consiglio dei ministri licenzierà in via definitiva i testi dei tre decreti legislativi approvati oggi in via preliminare), in buona misura lo si deve all’impegno e alla costanza del sottosegretario al Welfare Luigi Bobba. Lo intercettiamo al telefono mentre rientra dal festival del volontariato di Lucca. Oggi è uno snodo decisivo, dopo l’approvazione definitiva del decreto sul servizio civile universale, oggi il Governo ha dato il primo via libera agli altri tre decreti che daranno corpo alla legge delega 106/2016: Impresa sociale, sul nuovo 5 per mille e sul Codice del Terzo settore.

Quali sono i prossimi passi dal punto di vista procedurale?
Settimana prossima invieremo i testi alle Camera, le quali avranno 30 giorni di tempo per esprimere il loro parere. Toccherà alle presidenze di Camera e Senato indicare le commissioni a cui indirizzare i testi. Una volta recepite le osservazioni i testi torneranno in consiglio dei ministri per l’ok definitivo. Nel frattempo gli articolati saranno esaminati anche dalla Conferenza Stato-Regioni.

In un primo momento si era parlato di cinque decreti legislativi invece sono quattro. Perché?
Il cosiddetto decreto “reti” è stato inglobato da quello sul Codice del Terzo settore. Il quadro poi si completa con il decreto sulla Fondazione Italia sociale che stiamo riformulando dopo le osservazioni della commissione affari sociali della Camera e di quella Affari costituzionali del Senato.

Entriamo nel merito, partendo dagli aspetti civilistici e fiscali del decreto sul Codice, il più corposo coi suoi 103 articoli…
Le novità sono tante in effetti. In estrema sintesi i punti qualificanti: facilitazione nell’accesso alla personalità giuridica, ampliamento dei campi di attività, registro unico del Terzo settore, Fondo unico per le associazioni di volontariato e di promozione sociale. Un Fondo che varrà almeno 40 milioni di euro l’anno, molto più del preventivato. Un altro dato che le posso dare è quello relativo alle misure fiscali che “valgono” una copertura di 105 milioni di euro, su una dotazione complessiva della delega di 190. Inoltre abbiamo previsto uno stanziamento ad hoc di 10 milioni di euro per i centri di servizio. Sempre sul versante fiscale le erogazioni liberali a favore degli enti del Terzo settore in linea generale passano dal 26 al 30%, mentre quelle a favore delle associazioni arrivano al 35%. Abbiamo poi previsto un social bonus sul modello dell’art bonus per chi mette immobili a disposizione degli enti del terzo settore e i titoli di solidarietà con un regime fiscale pari ai titoli di Stato (tassazione al 12.5%) a favore di attività promosse dal mondo associativo (non dalle imprese sociali).

Una risposta a chi accusa il governo di avere avuto un occhio di riguardo per il mondo imprenditoriale a scapito di quello associativo?
Il combinato disposto delle iniziative che le ho elencato parla da solo. Stiamo facendo i conti precisi, ma non ho dubbi che dal punto di vista dell’impegno finanziario il supporto che diamo al mondo delle associazioni è maggiore rispetto a quello a vantaggio dell’impresa sociale.

Passiamo allora al decreto che riforma la 155/06…
Tre punti principali: abbiamo allargato di molto gli ambiti di competenza aprendo per esempio l’impresa sociale al commercio equosolidale, all’housing sociale, all’agricoltura sociale e al microcredito.

Questo allargamento varrà anche per le cooperative sociale?
Per ora no, ma non perché politicamente non lo volessimo, ma perché secondo gli esperti legali le delega non ci premetterebbe di modificare la legge istitutiva delle coop sociale, la 381. Ma credo che questo nodo si potrà risolvere prima di giungere al testo definitivo.

Altre novità per l’impresa sociale?
La possibilità di distribuire gli utili sarà limitata al 49% degli utili stessi. Abbiamo poi previsto che chi reinveste tutti gli utili avrà una tassazione pari a 0, mentre chi investirà nel capitale delle imprese sociali potrà contare a seconda dei casi su una detrazione/deduzione del 30%.

Un ultimo punto: la Croce rossa si lamenta per un emendamento che prevede che il personale ausiliario passi direttamente sotto l’egida del ministero della Difesa. Può rassicurare il presidente della Cri Francesco Rocca?
Si tratta di un emendamento “salvo intese” che ha sorpreso anche noi voluto dal ministro Pinotti. Noi per la Croce rossa avevamo pensato a un percorso che la trasformasse da ente di promozione sociale ad organizzazione di volontariato. Insomma avevamo e abbiamo in mente tutt’altra idea.

Cosa significa emendamento “salvo intese”?
Che la presidenza del Consiglio dovrà convocare i ministeri interessati (noi, la Difesa e la Sanità) per definire e concordare il testo.

Passiamo al 5per mille: su soglia minima e riparto dell’inoptato come vi regolerete?
Su questi due punti il Tesoro ha preferito prendere tempo. La materia sarà regolamentate con un dpcm a se stante. Abbiamo invece introdotto un doppio principio di trasparenza: gli enti saranno tenuti a raccontare i progetti sul loro sito e noi stessi come ministero saremo tenuti a dare conto di tutte le iniziative finanziate attraverso un portale ad hoc.

Avete escluso le cooperative sociali dalla platea del 5 per mille?
No. Rimangono dentro

di Stefano Arduini su VITA

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